Sesto posto e sorrisi. Lo strano raduno della Juventus in attesa del mercato...
Il giorno del raduno alla Continassa doveva essere quello dell’orgoglio, della bava alla bocca, del riscatto immediato dopo l'inaccettabile fallimento del sesto posto della scorsa stagione. Una macchia indelebile nella storia recente della Juventus. Invece, l'atmosfera che si respira all'alba della nuova stagione oscilla pericolosamente tra un'inquietante paralisi e un'inspiegabile, quasi irritante, rassegnazione dell’ambiente
Sia chiaro: la dirigenza ci sta provando, si sta muovendo dietro le quinte. Ma la realtà dei fatti è impietosa e fotografa una situazione molto difficile. Ad oggi la casella dei nuovi arrivi recita ancora un solo innesto quello dell'ex genoano Ekhator, e il motivo è sotto gli occhi di tutti. La società si ritrova a gestire una rosa extralarge, un esercito di ben 29 giocatori, molti dei quali totalmente fuori dal progetto tecnico.
Con pochi soldi da spendere a causa delle scorse gestioni, l'unica via per finanziare il mercato è vendere.Ma qui scatta l'inghippo che non possiamo far finta di non vedere: i calciatori forti di contratti faraonici che altrove non vedrebbero mai, stanno rifiutando e bloccando ogni tipo di cessione. Molte di queste arrivano dalla Turchia, meta non gradita. Ma cosa si aspettavano, la chiamata dal Real Madrid? Se nessuno se ne va, la Juventus non può comprare o al massimo lo può fare al minimo sindacale.
In questo clima di evidente difficoltà societaria, l'aspetto più bizzarro, ma per quanto mi riguarda non inaspettato ( ricordate ne avevo parlato in radio) si è consumato fuori dai cancelli della Continassa. Vedere gruppi di tifosi accalcati per strappare un selfie, dispensare sorrisi e regalare applausi a quegli stessi protagonisti del disastro dello scorso anno fa pensare. Mi direte, molti erano bambini e famiglie magari capitare per caso a Torino, lo accetto e lo capisco, ma per quanto mi riguarda la maggior parte di loro avrebbero meritato la più classica dell'indifferenza.Continuo a pensare, forse ingenuamente, che chi indossa questa divisa deve sentire il peso della responsabilità e il fiato sul collo di una piazza esigente, non le carezze di un pubblico fin troppo indulgente.
Nonostante i tempi siano cambiati, lo slogan vincere non è importante, è l'unica cosa che conta resta ben saldo . Chi lo ha dimenticato — che sia un calciatore che fa ostruzionismo per denaro o un tifoso che si accontenta di un sorriso di circostanza — farebbe bene a riflettere. La stagione comincia oggi, ma se non si sblocca questa situazione degli esuberi la strada verso la riscossa sarà drammaticamente in salita.
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