Spalletti, un anno di nulla
La gara di Marassi ha emesso una sentenza che va ben oltre il semplice 2-0 per il Genoa. La sconfitta della Juventus non è soltanto un incidente di percorso o l'ennesimo passo falso di una stagione nata storta; è il manifesto di un fallimento strutturale, la certificazione impietosa di un'involuzione che affonda le radici nella confusione più totale. La squadra scesa in campo contro gli uomini di Daniele De Rossi è apparsa fin dalle prime battute fragile, spaesata e nettamente inferiore sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico, mentale e atletico.
Si cerca disperatamente qualcosa da salvare in questo scorcio di gestione tecnica, ma la ricerca si scontra con il vuoto assoluto. Dopo 366 giorni di Luciano Spalletti alla Continassa non c'è un'idea di gioco riconoscibile, manca la crescita dei singoli e, soprattutto, difetta quella tempra mentale che storicamente ha sempre contraddistinto i colori bianconeri. Il canovaccio tattico visto a Genova è stato l'emblema di un involucro vuoto: un 5-4-1 sterile, con nove uomini costantemente dietro la linea della palla e un isolamento offensivo che ha reso la manovra offensiva del tutto… inoffensiva. I gol subiti sono la conseguenza logica di una squadra che palleggia stancamente in orizzontale, per poi crollare al primo accenno di ripartenza avversaria, tradendo una fragilità tattica e psicologica disarmante.
A rendere il quadro ancora più desolante ci ha pensato una gestione dei cambi nel secondo tempo a dir poco cervellotica. Modifiche e contromodifiche in sequenza rapida, sostituzioni che sembravano correggere errori appena commessi e mosse disperate — come la sostituzione di Alajbegovic, per poi tornare sui propri passi e inserire Boga — che non hanno minimamente scalfito l'inerzia di una gara già segnata. Quando la confusione regna sovrana in panchina, è inevitabile che si rifletta in modo amplificato sul rettangolo verde.
Oggi, numeri alla mano, cullarsi nelle illusioni o aggrapparsi ai calcoli condizionati dai "sé" e dai "ma" non serve più a nulla. La media punti attuale racconta di una Juventus che non solo è lontana anni luce dalla lotta per la Champions League, ma rischia seriamente di scivolare ai margini persino della zona Conference. Continuare a predicare ottimismo di facciata di fronte a una squadra in totale balia degli eventi e priva di qualsiasi barlume di speranza suona come una presa in giro verso una tifoseria sfinita.
I calciatori recitano senza dubbio il ruolo dei primi colpevoli di questo scempio, ma è evidente che la guida tecnica non è in grado di dare una scossa a un gruppo smarrito. Continuare su questa strada rischia di compromettere irreparabilmente non solo il presente, ma anche le basi del futuro. Servirebbe un'inversione di rotta drastica, perché la sensazione, sempre più dolorosa, è che si stia assistendo a un inesorabile anno di nulla.
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