Avv. Spallone: "Nuovo presidente FIGC dovrà coniugare capacità manageriali e conoscenze calcistiche"
Gabriele Gravina ha lasciato da pochi giorni l’incarico di presidente della FIGC e il prossimo 22 giugno si terrà l’assemblea federale deputata ad eleggere il nuovo numero uno. La partita è tutta da giocare e per approfondire alcuni punti caldi della questione, abbiamo interpellato l’avvocato Giorgio Spallone, esperto in diritto sportivo.
Domanda inevitabile: le dimissioni di Gravina sono un punto di arrivo un punto di partenza per il rinnovamento del calcio italiano?
Ovviamente un punto di partenza. E’ necessaria un’autentica ricostruzione, non già della nazionale, ma dell’intero sistema calcio. La Federazione deve riacquistare il ruolo proprio che le attribuisce lo statuto, di sintesi fra istanze, necessità ed interessi di tutte le molteplici e assai diverse componenti del sistema calcio.
In questi giorni il dibattito è inevitabilmente acceso e polarizzato: c’è chi auspica nuovi vertici con esperienza di campo a capo della FIGC, mentre alcune componenti propendono ancora per un manager o comunque una soluzione “politica”. Che idea si è fatto?
È indispensabile porre termine ad una situazione di conflitto permanente fra il livello politico sportivo, le Leghe e Federazione, che ha prodotto l’attuale stato di immobilismo, causa prima della situazione che tutti vediamo. Occorre prendere definitivamente atto che il calcio rappresenta un asset economico non secondario dell’economia del Paese. Allo stesso tempo, rimane il “gioco più bello del mondo”. Coniugare queste due evidenze sarà il compito principale del nuovo presidente, che dovrà necessariamente riunire in sé capacità manageriali e conoscenza dell’ambiente calcistico. Chi è stato campione sul campo potrà costituire una risorsa fondamentale, ma nel settore tecnico della Federazione che, ovviamente, riveste importanza primaria.
Inevitabilmente Gravina sarà uno degli attori protagonisti, in quanto presidente e uscente e depositario ancora di una buona fetta di potere, delle prossime elezioni in FIGC. Non crede ci debba essere anche una riforma della federazione, dell’elezione dei suoi vertici e al contempo anche della tanto discussa giustizia sportiva?
Ritengo che, per le modalità con cui si è aperta, questa nuova fase liberi tutte le migliori competenze e professionalità che sicuramente esistono nel panorama del nostro calcio, con una forte e necessaria spinta innovativa nelle persone, negli ideali e nei programmi. Le elezioni per il nuovo presidente federale possono costituire un passaggio di svolta epocale nel calcio, che dovrà riguardare tutti i suoi ambiti, dall’attività giovanile di base, all’improcrastinabile ricostruzione delle infrastrutture sportive, fino, certamente, ad una rivisitazione delle norme di elezione e funzionamento degli organismi di governo e giurisdizionali della Federazione.
Il tutto, però, è condizionato all’abbandono dell’attuale unanimismo di facciata, che come ho detto equivale ad immobilismo, ed all’avvio di una nuova stagione dialettica, anche forte e vivace, ma produttiva di decisioni efficaci, fra il livello politico - leggasi, Ministero dello Sport - quello economico delle Leghe professionistiche e, per l’appunto, la FIGC. Soltanto con questo approccio aperto e lungimirante, potremo anche sperare di rivedere la nostra nazionale ai prossimi mondiali del 2030.
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