Solo sfortuna? Non credo. Serve concretezza. Dusan può bastare?
Definire la Juve oggi è complicato. Squadra straripante a tratti, quanto inconcludente e smarrita in altri. Nulla è scontato in casa Juve e così una partita semplice come quella contro una retrocessa, come appunto il Verona, diventa l'ennesima occasione persa, che lascia rabbia e rimpianti. Eppure poteva valere l'aggancio al terzo posto e, con tre partite ancora da disputare, anche il secondo posto sarebbe stato alla portata. Invece la Juve torna a soffrire di quei problemi che l'hanno afflitta per tutto l'anno: un attacco che sciupa e un gol subito al primo tiro in porta.In altri tempi si sarebbe scritto di poca fortuna ma di casi simili ne abbiamo vissuti parecchi questa stagione al punto che non si può più parlare di sfortuna ma piuttosto di squadra immatura.
Poca cattiveria in campo. La Juve non ha fame e sembra non voler far male all'avversario: lo caccia e lo aggredisce ma poi non affonda il colpo e non infierisce. Si mostra di fatto delicata e anche fragile quando al primo tentativo in porta subisce gol. Una beffa ma del tutto meritata. Ed è così che chi gioca contro la Juve fa costantemente bella figura, con il portiere assoluto protagonista della partita.
Sindrome - È un difetto grave quello della squadra bianconera che si camuffa perfettamente con la sindrome della bella e sfortunata. La Juve deve acquisire personalità e concretezza che non può essere apportata solo da chi siede in panchina. Servono giocatori d'esperienza e di carattere, capaci di tenere le redini della squadra in campo. Spalletti ci prova a cambiare e a dare smalto ma nei cambi non trova gli ingredienti necessari. Dusan la pareggia ed Edon ci va vicino ma non basta. Miretti e Koop sono poca cosa e Boga non fa differenza. La Juve dovrà lavorare bene quest'estate e dare al mister le armi giuste per competere ad alti livelli. Luciano però dovrà tenere alta la tensione e dosare bene bastone e carota. Due occasioni perse colpevolmente come quelle di oggi e della scorsa settimana a San Siro, sono troppe. Siamo più forti dei nostri avversari ma questi inciampi sono pericolosi. Tre settimane ancora, nove punti in palio e pochi da gestire. Non si devono fare calcoli. Serve vincere.
A cura di Luca Berti.
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