Anche il fuorigioco attivo-passivo è diventato soggettivo
Gli esperti di moviola sono tutti d’accordo: il gol di Francesco Acerbi durante Roma-Inter non era da annullare. Sebbene in un primo momento ci sia stato qualche dubbio, dopo la revisione e con le moviole del post-gara, è quasi un plebiscito per la rete regolare.
Lo spiega bene, a mio avviso, Graziano Cesari a Sportmediaset: “Il Var invita alla review Guida per una presunta irregolarità di Thuram su Rui Patricio. L‘attaccante interista non tenta di giocare il pallone, non disturba la visuale del portiere, non impatta né interferisce sulle capacità del portiere di giocare il pallone. Quindi corretta la chiamata Var e corretta la decisione finale di Guida. Nessuna infrazione alla regola 11 del fuorigioco”.
Tutto perfetto, se fosse che si in questo campionato, sia in quelli precedenti, in altre partite e con altre maglie, episodi analoghi, se non identici, siano stati valutati in modo diametralmente opposto. Anche il fuorigioco attivo-passivo, dunque, è diventata materia soggettiva, per via delle complicazioni interpretative introdotte con la VAR. Ha ragione Massimiliano Allegri, purtroppo: lo strumento tecnologico è diventato soggettivo e bisogna accettarlo. Sempre, o mai.
Introdotta per ridurre la soggettività e tramutare in oggettivi molti episodi delle partite, in realtà la moviola in campo non ha fatto altro che spostare le polemiche su un grado diverso. Come se ne esce? Non se ne esce.
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