Il calcio cambia davvero: nuove regole contro il tempo perso, la Juve è già avanti
Il calcio cambia per diventare più veloce, più credibile e più vicino all’idea di gioco moderno. Le nuove modifiche approvate dall’IFAB ed entrate in vigore dal 1° giugno 2026 vanno tutte in una direzione chiara: ridurre le perdite di tempo, aumentare il tempo effettivo e restituire centralità al ritmo della partita.
Un percorso che, osservando quanto accaduto negli ultimi mesi, sembra incrociare anche alcune situazioni vissute dalla Juventus. Il riferimento inevitabile è alla doppia ammonizione di Pierre Kalulu, episodio che ha acceso un dibattito enorme e che oggi trova una risposta concreta con la possibilità per il VAR di intervenire anche sui secondi gialli decisivi per un’espulsione.
Non è solo una questione regolamentare, ma un cambio culturale. E in questo senso la squadra che più sembra già allineata a questa direzione è proprio la Juventus di Luciano Spalletti.
Il calcio che Spalletti vuole: ritmo, gioco vivo e niente pause strategiche
Da mesi l’allenatore bianconero insiste su concetti molto chiari: niente giocatori a terra se non realmente infortunati, riprese del gioco rapide, rimesse battute senza perdere secondi preziosi. Una filosofia che oggi trova piena corrispondenza nelle nuove norme.
La regola degli 8 secondi per rimesse laterali e dal fondo, l’obbligo di restare fuori 60 secondi dopo un intervento medico e i 10 secondi massimi per le sostituzioni vanno tutte nella direzione di eliminare quei “mezzucci” che spezzano il ritmo e che Spalletti ha più volte criticato.
Chi ha visto la doppia sfida contro il Galatasaray ricorda bene come il tema della gestione del tempo sia stato evidente soprattutto nella gara di ritorno allo Stadium, con continue interruzioni, giocatori a terra e rimesse rallentate per spezzare la pressione bianconera. Situazioni che si sono riviste anche in campionato, ad esempio contro il Como, con interruzioni frequenti già nel primo tempo per abbassare il ritmo della partita.
Non è una colpa: è una strategia. Ma è proprio questo il punto che il calcio moderno vuole superare.
Un vantaggio per chi fa la partita
Le nuove regole favoriscono chiaramente le squadre che costruiscono gioco, che tengono il pallone e che vivono nella metà campo avversaria. Esattamente il modello della Juve di Spalletti, basato su riaggressione immediata, possesso territoriale e recupero alto.
Meno interruzioni significa più continuità nella pressione, più possibilità di mantenere ritmo e meno occasioni per l’avversario di abbassare i giri della partita.
Anche la possibilità per il VAR di intervenire sugli angoli assegnati erroneamente va nella direzione della giustizia sportiva: quante partite sono state decise da episodi nati da corner che non c’erano?
Kalulu e il segnale internazionale
Il caso della doppia ammonizione che ha portato all’espulsione del difensore bianconero non è stato solo un episodio italiano: è diventato un tema europeo. L’introduzione della revisione VAR sul secondo giallo è una risposta concreta a situazioni che possono cambiare una partita – e una stagione – senza possibilità di correzione.
Un calcio più sportivo e più spettacolare
Il messaggio dell’IFAB è chiaro: basta simulazioni, basta gestione esasperata dei tempi, basta partite spezzettate. Si va verso un calcio più continuo, più intenso e più meritocratico.
Ed è un terreno sul quale la Juventus, per mentalità e per idea di gioco, può trovarsi in vantaggio. Perché il calcio che Spalletti chiede ai suoi – fatto di ritmo, presenza costante nella partita e rifiuto delle scorciatoie – non è solo una scelta tecnica. È una visione che oggi diventa anche regolamento.
Il futuro del gioco va in quella direzione. E, per una volta, la sensazione è che i bianconeri ci siano arrivati prima degli altri.
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