Il centravanti come principio e fine: la visione moderna di Spalletti e il messaggio al mercato
Nelle parole pronunciate in conferenza stampa, Luciano Spalletti ha offerto una delle chiavi più interessanti per leggere la Juventus attuale e, allo stesso tempo, quella futura. Una riflessione che va oltre il risultato del weekend e tocca un tema centrale nel calcio moderno: il ruolo del centravanti.
Spalletti lo dice chiaramente: oggi il centravanti non è solo la fine dell’azione, non è più soltanto il terminale chiamato a trasformare in gol il lavoro dei compagni. Il numero nove moderno è anche principio di gioco, il primo mattone della manovra offensiva. È colui che viene incontro, che raccorda il gioco, che permette alla squadra di consolidare il possesso e di salire con più uomini.
In questa lettura rientra perfettamente il profilo di Jonathan David. Non un bomber d’area “vecchio stile”, ma un attaccante capace di svuotare lo spazio centrale, abbassarsi tra le linee e dialogare con i centrocampisti. Quando il centravanti esce dalla zona di rifinitura, costringe il difensore a seguirlo, aprendo corridoi preziosi per gli inserimenti senza palla.
Ed è qui che entra in scena un altro concetto caro a Spalletti: la superiorità numerica dinamica. Con David che lega il gioco, giocatori come McKennie possono attaccare lo spazio liberato, riempiendo l’area con tempi e fisicità. È una Juventus che non vive solo di cross o di giocate estemporanee, ma di meccanismi offensivi pensati per muovere le difese avversarie.
Questa visione, però, ha una postilla fondamentale. Lo stesso Spalletti lo sottolinea senza giri di parole: quando le squadre si schiacciano, quando l’avversario difende basso e concede pochi metri, il centravanti deve tornare a essere anche finalizzatore puro. In quelle partite serve chi sa trasformare mezzo pallone in gol, chi ha presenza in area, centimetri, cattiveria e istinto.
È qui che emerge il doppio livello del discorso. Da un lato, l’allenatore si dice soddisfatto delle soluzioni attuali e del lavoro che la squadra sta facendo. Dall’altro, lascia filtrare un messaggio chiaro: il centravanti moderno deve saper fare entrambe le cose. Costruire e chiudere. Principio e fine, appunto.
Non è un caso che Spalletti, con una battuta solo apparentemente leggera, abbia ricordato come una delle qualità migliori di un allenatore sia anche quella di “riuscire a far comprare i giocatori”. Un sorriso che nasconde una verità di campo: la Juventus sta crescendo sul piano del gioco e dei principi tattici, ma per completare il percorso serviranno anche profili adatti a interpretare ogni tipo di partita.
Il messaggio alla dirigenza è sottile ma evidente. Oggi si lavora con ciò che c’è, valorizzando le caratteristiche di David e degli inserimenti dei centrocampisti. Domani, sul mercato, si potrà ragionare su un attaccante capace di unire palleggio, protezione del pallone e finalizzazione. Perché la Juventus di Spalletti non vuole scegliere tra estetica e concretezza: vuole tenerle insieme.
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