Il vuoto è il centro della crisi della Juventus e di chi ne fa parte
Un anno dopo l'arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus, arrivato in seguito all'esonero di Igor Tudor, sembra esser tornato tutto allo stesso punto morto. Inizialmente, nei primi mesi, il cambio in panchina è stato nettissimo. I bianconeri erano una squadra che proponeva gioco, che migliorava il suo modo di approcciare le partite, dava qualità alle azioni e, per un certo periodo, probabilmente, è stata anche la formazione che giocava meglio di tutte le altre 19 di Serie A. Il problema sembra esser arrivato a partire dall'inizio di questa stagione. Nessun miglioramento fatto, nessuna modifica apportata in modo deciso, un mercato che ha lasciato molti dubbi e adesso, la sensazione che si stia abbandonando a sè stessa che stia perdendo anche le poche certezze che aveva acquisito nei mesi passati.
A Genova si è toccato il fondo: una prestazione slabbrata, senza alcun aspetto positivo da portare a casa, e questo preoccupa. La sensazione è che nella squadra non ci sia animo, non ci sia vita. Ma davvero il cambio di allenatore avrebbe senso? Alla luce di quanto visto negli ultimi 2 anni probabilmente no. La rosa dà la sensazione di attribuire i sensi di colpa al tecnico e scarica le responsabilità in questo modo ma tre casi sono molto più di una prova e forse, il problema della Juve, sta completamente da un'altra parte. In campo c'è la sensazione di vuoto, di un buco gigante che manca oer completare il puzzle, e fin quando questo non sarà riemarginato sarà difficile tornare a vedere una squadra con un progetto saldo, credibile e che possa avere successo.
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