Spalletti in conferenza stampa: "Non sono preoccupato per me. L'aspetto psicologico è fondamentale"

Spalletti in conferenza stampa: "Non sono preoccupato per me. L'aspetto psicologico è fondamentale"TUTTOmercatoWEB.com
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di Claudia Santarelli
L'allenatore della Juventus, Luciano Spalletti, commenta il match giocato questo pomeriggio contro il Como.

Luciano Spalletti, allenatore della Juventus, commenta in conferenza stampa il match giocato questo pomeriggio contro il Como.

Non siete riusciti a reagire?
"No abbiamo reagito però loro hanno potuto utilizzare la loro tecnica. Era un po’ quello che dicevamo ieri in conferenza. Noi dobbiamo essere più bravi a tenere palla, perché loro sono bravi a portarti in giro e se forzi tutte le situazioni sei in difficoltà. Loro sanno fare molto bene questo. Poi se ci metti che ogni volta che riprendi palla sbagli i passaggi, ti capita l’occasione e non la pareggi, diventa una somma di momenti che ti sei creato la difficoltà e poi perdi di autostima, fiducia, ti entra quella pressione addosso che ti condiziona perché succede così, è involontario. Succede così da tutte le parti".

I suoi giocatori sono abbattuti a livello psicologico?
"Diventa fondamentale l’aspetto psicologico. Perché poi non sei più partecipativo a quelle che sono le cose, ci sono situazioni inconsce che ti creano queste difficoltà. È il lavoro che avevamo fatto e sembravamo usciti. Avevamo fatto vedere di essere squadra e di avere qualità: non sono scomparse ma sono ancora lì e noi non sappiamo andare a riconoscerle perché ci manca compattezza, stabilità, tenacia nel fare le cose. C’è da prendere iniziative perché se non le prendi e fai cose normali, banali, semplici e ti accodi a quello che è la volontà di chi ha entusiasmo e voglia di fare diventa tutto più difficile. Troppe volte ci succede di perdere questi palloni e gli altri lo traducono in gol. Su 25 volte è la 13esima volta che prendiamo gol al primo tiro in porta. Poi si incasina tutto e non siamo forti come vorremmo mentalmente… Ma ce l’abbiamo quella cosa lì altrimenti non si arriva a giocare quel calcio che abbiamo fatto vedere. Si reagire, ma consapevolezza di quello che abbiamo nelle nostre possibilità. Altrimenti non puoi giocare alla pari in inferiorità numerica a San Siro. Ma non riusciamo a riconoscerla e ci sono momenti in cui ci perdiamo. Lo switch è lì, la differenza è tutta lì. Ti ricapita che non fai gol nella palla che riesci a procurarti in maniera corretta, cercata. Nel primo tempo è più facile far gol loro o la palla che abbiamo avuto noi? Invece perdi palla e in quella mezza situazione prendi gol. Poi si incasina tutto. Hai tempo per riprendere la partita però vieni imprigionato, si vede da questa situazione. Non devi neanche prendere il secondo".

Su Di Gregorio?
"È in un momento di difficoltà come tutta la squadra, non vedo differenze. Il portiere è in difficoltà ma noi dobbiamo sbagliare il passaggio così? È tutto un cane che si morde la coda ma diventa una questione mentale di squadra perché sempre di squadra si parla. Io l’energia a livello di squadra la riconosco. Da parte mia è la stessa cosa che ho detto a loro, io sto fino a fine anno di sicuro e fino all’ultimo giorno non abbasso di un millimetro il mio pensiero nei loro confronti. Ora ci siamo ritonfati dentro e quella roba lì ce l’hanno ma non riescono a riconoscerla. Hanno un po’ di condizionamenti e questa storia qui alle spalle. Noi bisogna sempre andare a farlo con noi questo ragionamento. Devo far uso delle storie che mettono a posto la mia ricerca, i comportamenti, le abitudini che io mi creo per andare ad acchiappare i miei obiettivi".

È preoccupato?
"L’allenatore può dare tanto e nulla. Io sono preoccupato per tutte quelle persone che credono in me nella Juventus, nella società, nei tifosi. Per me non sono preoccupato, sono preoccupato per le responsabilità che ho e se vedo che non reagiscono e non sanno riconoscere chi sono e cosa possono fare. La qualità di un allenatore sa anche nel sapere guardare le cose, saperle sentire dal punto di vista di chi sta davanti. Devo trovare le cose corrette da dire. Poi devo mettere in discussione anche la mia capacità di dire le cose perché loro questa possibilità ce l’hanno. Poi il campo e le partite che andranno a disputare diranno se io ho la percezione e visione corretta delle persone che ho a che fare o no".

Yildiz si è fatto male?
"Ha preso una botta, stava zoppicando, mi ha detto che ce la poteva fare. Ma ora ha il ghiaccio e vedremo. Questo fa capire il carattere di volerci essere nella difficoltà, è stata una reazione da campione vero quale è".