Juve e Agnelli da vittime della giustizia sportiva ad artefici della rivoluzione

Juve e Agnelli da vittime della giustizia sportiva ad artefici della rivoluzioneTUTTOmercatoWEB.com
La Corte di Giustizia Europea ha dato ragione ad Andrea Agnelli: grazie all'ex presidente della Juve, la giustizia sportiva italiana verrà stravolta

Tra qualche anno ogni persona tesserata di qualsiasi federazione sportiva, dovrà ringraziare Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, rispettivamente ex presidente e ad della Juve. Ne siamo certi. Il ricorso accolto dalla Corte di Giustizia Europea è la genesi di un'autentica rivoluzione in seno alla giustizia sportiva italiana. Il riferimento è alla questione plusvalenze di quattro anni fa, legate alla società bianconera, rispetto alla quali i due ex dirigenti bianconeri furono inibiti. I giudici dell'organismo continentale hanno stabilito che il divieto di esercitare attività professionali, esteso all'intero territorio dell'UE, può essere conforme al diritto comunitario, a condizione che rispetti i principi di legittimità e proporzionalità. Contestualmente hanno confermato la possibilità alle persone condannate, di  ricorrere a un giudice non solo per ottenere un eventuale risarcimento pecuniario, ma anche per cancellare il provvedimento ed eventualmente le misure cautelari. Questa sentenza nasce dal rinvio pregiudiziale del TAR del Lazio, chiamato a verificare la compatibilità delle sanzioni disciplinari, con le libertà fondamentali tutelate dall'ordinamento dell'Unione europea.

La giustizia sportiva italiana è destinata ad essere completamente ribaltata da questo che al momento è un parere vincolante dell'Avvocato Generale della CGUE. Agnelli e Arrivabene avevano chiesto al Tar di annullare il verdetto di inibizione per un anno, emesso dai tribunali della Federcalcio. La legge del nostro Paese non concente però agli organi ordinari questa possibilità, eventualmente solo un risarcimento pecuniario. L'Avvocato Generale invece ha spiegatto che "il diritto dell’Unione osti ad una normativa che non consente ai giudici nazionali di annullare le sanzioni sportive illegittime".In sostanza viene ribadito che una sentenza attraverso cui viene impedito di svolgere il proprio lavoro per un periodo così lungo, può essere appellata presso il giudice naturale. Quindi potere della giustizia sportiva ridimensionato. 

Finisce così l'autonomia dei giudici sportivi, i cui pareri saranno soggetti a quelli del giudice naturale dell’imputato e discussi in un tribunale ordinario.  Altro elemento discusso in Lussemburgo la nomina e la revoca degli stessi giudici sportivi, fino a ieri appannaggio dei presidenti federali, in teoria anche loro giudicati da persone che nominano. Una contraddizione in termini. La "partita giudiziaria " tra un tesserato e la federazione di appartenenza deve essere arbitrata da un terzo elemento. Succede in qualsiasi contesto democratico. In Italia Coni e Governo stanno discutendo da tempo su come riformare la giustizia sportiva, idem qualche parlamentare. La sentenza della CGEU sarà determinante sulle decisioni perchè è vincolante per tutti i paesi appartenenti all'Unione, quindi dovrà essere recipita senza deroghe. La Juve, storicamente vittima di una Giustizia sportiva quanto meno cervellotica e spesso difforme rispetto ad altri soggeti, attraverso il suo ex presidente ha dato il via alla rivoluzione. Grazie.