Avanti così solo perché non si può cambiare ogni anno
Tra il dire e il fare c'è di mezzo, questa volta, almeno il buon senso. Non certamente il consenso delle (tre) parti: proprietà, amministratore e tecnico. Potremmo dire che si va avanti così, tra mille differenze, perché non si sa come fare altrimenti ad appena un anno dall'ultima mezza rivoluzione. Da fuori potrebbe sembrare che non si sia voluto cambiare nulla per aspettare che qualcosa, o qualcuno, cambi da solo o decida di abdicare. Ecco quindi la tregua annunciata e condivisa senza parole e sorrisi, davanti all'invito della proprietà di fare squadra. Difficile a certe condizioni ammettere di aver sbagliato per davvero, provando a fare un vero passo indietro. Perché qui, da un po' di tempo, hanno sbagliato in tanti, e nessuno è pronto ad ammetterlo, rimettendo il proprio mandato.
Proprietà – Continuiamo a ripetere che ai piani alti del club non hanno mai lesinato di spendere, forse dimenticando che il principio fondamentale avrebbe dovuto essere quello di scegliere, prima di tutto, una classe dirigente capace di investire il giusto sulla base delle necessità della squadra. Per un manager, inoltre, risulta fondamentale l'esperienza nell'ambito lavorativo – il calcio, appunto – e la capacità di far convivere le diverse anime del club. Alla Juve invece manca ancora oltre ad un presidente operativo, anche un dirigente di alto profilo con importanti conoscenze del mondo calcistico. L'Italia, nel bene e nel male, ha caratteristiche diverse da qualsiasi altra nazione, e la Juve ha una storia completamente diversa rispetto ad altri club. Senza trascurare le pressioni che in Italia hanno un'incidenza decisamente importante. Elkann si è fidato di chi gli ha consigliato quasi due anni fa il nome di Giuntoli, e ora di chi gli ha promesso i miracoli con l'applicazione minuziosa del solo modello algoritmico. Niente di più sbagliato quando i risultati non arrivano e per di più in tempi brevi.
Comolli&Spalletti- La tregua è sotto gli occhi di tutti. Sono qualcosa di più di due rette parallele, ma sono anche le risorse di un progetto che si è deciso di non modificare in corsa. E chi non si adatterà, sarà il primo a saltare.
Mercato – Servono investimenti e giocatori di qualità conclamata. Non si può più sbagliare. E certamente, vista la tregua, è Comolli che dovrà assecondare le richieste - riviste e corrette - dell'allenatore. Condivisi i nomi dei giocatori di cui privarsi, da Koopmeiners a Di Gregorio, passando da Openda, Cambiaso e David, resta fuori competizione anche quello di Vlahovic che ha fiutato i rischi della permanenza senza le desiderate garanzie contrattuali. E poi Bremer, il sacrificato in più, dopo la mancata qualificazione in Champions. Ecco allora spuntare i classici nomi per un rinnovamento con denominazione “normale”: da De Gea della Fiorentina, anche se Allison non sembra del tutto sfumato, fino al sogno Brahim Diaz del Real Madrid e al ritorno di Kolo Muani e dell'idea Mateta. Ritocchi che partono dalle necessità della squadra e dalle scelte di chi dovrà metterci mano senza più alibi. Perché il jolly, Spalletti, se l'è giocato già quest'anno.
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