Vietato sbagliare, otto finali per la Juve e per il rinnovo di Spalletti
Vietato sbagliare, da stasera innanzitutto, perché di errori ne sono stati commessi – e perdonati – troppi. A tutti. E non alludiamo al solo sistema calcio Italia “sordo” sulle riforme dall'ultimo mondiale vinto. Facciamo riferimento anche alle scelte “miopi” della dirigenza bianconera convinta di poter restare nella scia dell'alta classifica senza difficoltà dopo i nove scudetti consecutivi vinti. Cambi di allenatore, tentativi andati a vuoto anche nella comfort zone dei ritorni di razza, acquisti calibrati male nel prezzo e nell'opportunità di farli rendere al meglio, fino all'arrivo di Spalletti su cui sono ricadute le solite basse speranze di raggiungere il fatidico, e solo, quarto posto. Alla Juve poi, quella squadra che – in teoria - considerava immacolata anche lui e che invece sta scoprendo un po' più fragile del previsto. Toccherà non sbagliare più partite, anzi quasi due in meno rispetto al Como avanti di quattro punti per la classifica avulsa, anche se incoraggia sapere che la Roma è quasi in caduta libera dopo aver praticamente consegnato lo scudetto all'Inter. Il problema è che i bianconeri confidano nello scudo protettivo dell'allenatore, ma non sentono ancora addosso quella maturità utile per spaventare le lepri che scappano davanti.
Genoa - Staserà proverà ad azzannare il Genoa per dimenticare i passi falsi dell'ultimo periodo. Attenti però alla stanchezza dei nazionali rientrati spremuti e alla sfrontatezza della squadra di De Rossi che dal suo arrivo ha alzato in modo netto la media punti del Genoa. Affronterà il suo ex allenatore Spalletti fresco di promessa, l'ennesima, di rinnovo del contratto: «Da un punto di vista nostro di rapporti è tutto a posto, regolare. Le priorità va data alla partita contro il Genoa. Nei prossimi giorni ci sarà la possibilità, non è che bisogna per forza farlo in un'ora. È una roba che viene naturalmente».
Solo al sottoscritto viene il dubbio che sia la qualificazione Champions la vera discriminante? E che Comolli abbia magari in testa un piano B se l'allenatore pretendesse qualcosa di troppo rispetto a quanto raggiunto con la squadra? Nulla di paragonabile per modalità e empatia, ma per qualcosa di simile fu Thiago Motta il primo a rimanere schiacciato sotto il peso della panchina bianconera. In quel caso fu decisiva la volontà del Club, qui (forse) il passo indietro dell'allenatore. Meglio quindi vincere stasera con il Genoa aggiungendo certezze e tenendo lontani gli “spifferi” dell'ennesima rivoluzione estiva.
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