Il tempo delle carezze è finito. Scelte nette e definitive per il presente e il futuro

Il tempo delle carezze è finito. Scelte nette e definitive per il presente e il futuroTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Alessandro Santarelli

Tempo di Nazionale tempo di riflessioni, tempo di primi sommari bilanci. In attesa di capire se stasera gli azzurri staccheranno il pass per il mondiale 2026, in casa Juve si attendono i due rinnovi che segneranno un primo passo verso la costruzione della squadra futura quelli di Spalletti e Vlahovic. In entrambi i casi si tratta di limare gli ultimi dettagli, mentre non sfugge a nessuno che ci sarà un mercato con la qualificazione in Champions e un altro con il passaggio in Europa League. Una cosa però non dovrà mancare in tutte e due le situazioni e cioè l’ambizione. Ambizione che dopo sei anni di bassi non si può chiamare solo quarto posto. Serve un cambio di mentalità non solo da parte della squadra ma soprattutto da parte dei vertici societari e di conseguenza della proprietà. Partire ogni anno battezzando la qualificazione in Champions come obiettivo stagionale non può più andare bene, certo sembra un paradosso scriverlo e affermarlo proprio nell’anno in cui sembra più difficile centrarlo, ma da qui si dovrà ripartire. Champions o no, con tutte le conseguenze che ne conseguono e che capiamo, la Juve deve tornare una squadra ambiziosa, una squadra che parte per vincere il campionato. Sei anni di digiuno sono tanti, ma soprattutto sono tantissimi sei anni senza riuscire a competere per il primo posto.

Marzo è diventato non più il mese in cui si guarda al finale di stagione per raccogliere, ma il mese in cui si cerca di arrivare a maggio limitando i danni e sperando nel futuro con l’ennesima rivoluzione, con la  voglia e il desiderio più o meno velato di cambiare tre quarti di squadra, tre quarti di dirigenti e ovviamente l’allenatore. Come se questi anni non ci avessero insegnato nulla! Gli errori che si sono susseguiti sono sotto gli occhi di tutti, cosi come il miliardo che è stato bruciato sul mercato con giocatori meteore pagati a peso d’oro e nessuna colonna portante gettata. Ecco, a prescindere dal piazzamento finale si dovrà guardare alla prossima stagione con intelligenza e limitando al massimo le scommesse. La garanzia in questo senso si chiama Luciano Spalletti, che non è Guardiola e neppure Klopp, ma ha esperienza da vendere, ambizione e voglia di avvicinarsi alla chiusura della sua carriera con qualche rivincita da prendersi.

Si dovrà lavorare tutti assieme senza personalismi, prese di posizione e bastoni gettati tra le ruote, il bene della Juve passa da un percorso di condivisione e collaborazione. Poi ci sono le ultime otto giornate di campionato da vivere provando a fare tutto il contrario di quello che si è visto con il Sassuolo. Scelte nette e decise, come Spalletti ha dimostrato di poter fare. I tempi delle carezze sono finite.