Missione “futuro” per la Juve
La Juve si guarda allo specchio. Lo deve fare per riflettere senza tentennamenti su quanto sia davvero riuscita a mutare fisionomia a seguito dell'ultima rivoluzione estiva, ma soprattutto su quanto serva ancora per raggiungere livelli di competitività da Juve. La vera sfida è questa, così come quella di raggiungere il traguardo del quarto posto, l'ultimo per non vedere offuscato il proprio futuro dall'effetto dell'inevitabile ridimensionamento. Ed ecco perché, neppure troppo misteriosamente, allenatore e società non si sono ancora incontrati, diversamente da quanto annunciato quantomeno da mister Spalletti. Forse tutta questa fretta non c'è o forse ogni giorno è buono per passare a mettere solo una firma su un accordo che in linea di principio avvicina le parti, ma che nella sostanza ha bisogno di conoscere proprio quello che al momento, classifica alla mano, non si riesce ancora a decifrare con sicurezza.
Teoria – Cambiare tanto per cambiare non avrebbe senso. Questo lo sa molto bene la società che più volte ha ribadito la convinzione di voler proseguire assolutamente con Spalletti. Perché lo merita per capacità tecniche e di gestione. Quello Spalletti, però, convinto più dalle rassicurazioni verbali di Chiellini rispetto a quelle gestionali di Comolli, che fino a prova contraria – anche se qualche dubbio sta affiorando – ha le chiavi del comando generale del Club e non ammette troppe interferenze sul modello operativo. Tanto per intenderci sono i giocatori e i tecnici a doversi adattare alla società e non viceversa. Tradotto, ma abbastanza chiaro dall'allontanamento di Tudor, un allenatore deve solo preoccuparsi di valorizzare l'organico che gli viene messo a disposizione. Prendere o lasciare. E per otto mesi Spalletti ha “accettato”, da capire invece adesso «quello che hanno da dirgli» prima di una firma auspicabile, ma non così scontata, almeno per quella parte di consiglieri più vicini alle metodologie del dirigente francese già attivo nel cercare profili per un eventuale piano d'emergenza.
Pratica - Segnali forti potrebbero arrivare non solo con i rinnovi di Vlahovic e dello stesso Spalletti, ma con la loro certa permanenza al di là della qualificazione Champions. Dimostrerebbero la solidità di quel progetto costruito attorno a loro e agli altri rinnovi di questi ultimi mesi. Altrimenti è quasi d'obbligo ipotizzare una cessione, oltre a quella di Vlahovic, per finanziare una stagione che al momento nessuno, tantomeno Spalletti, vorrebbe immaginare ancor più in salita di questa e con molte più aspettative anche nei tifosi.
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