Vlahovic spinge la Juve al terzo posto
Il senso delle rassicurazioni di Spalletti alla vigilia delle partite, prendetene una qualsiasi, la gestualità che poi mostra in campo nel corso dei novanta minuti e poi le ripetute smorfie davanti alle telecamere, al fischio finale, racchiudono tutta l'irrazionalità della stagione bianconera che a due giornate dal termine regala addirittura un terzo posto (quasi) insperato. L'impresa si è concretizzata con la caduta libera del Milan e il tentativo dei giocatori della Juventus, riuscito con troppa fatica, di dare seguito alla “carica” del proprio allenatore dopo le ultime frenate che sembravano potessero già compromettere la volata champions. E invece, come spesso capita nel calcio, non c'è nulla mai di scontato, e il “sicuro” non ti fa mai dormire sonni tranquilli fino alla certezza matematica. Fiorentina e Torino gli ultimi due ostacoli.
Terzo posto – Poche settimane fa nessuno, ammettiamolo, avrebbe mai pensato che il Como si sarebbe fatto sorpassare da Juve e Roma, pur conquistando – con la vittoria di ieri sul Verona - una storica qualificazione ad una ancora “indefinita” competizione europea. Così come nessuno di noi avrebbe lontanamente ipotizzato di strombazzare il sorpasso sui rossoneri, conoscendo le caratteristiche sparagnine e conservatrici del suo allenatore nei momenti in cui serve tenere la barca a galla. Situazione diversa dalla nostra, dove però la costante fragilità non ha garantito quella crescita utile per sentirsi sempre un po' più sicuri nei propri mezzi. Dopo il pareggio col Milan e soprattutto dopo quello casalingo col Verona, addirittura in rimonta, Spalletti ha fatto leva sull'orgoglio della squadra, pur consapevole dei rischi che la trasferta di Lecce poteva nascondere.
Record – Non è stata una casualità la rete di Vlahovic dopo appena dodici secondi dall'inizio della partita. Un record assoluto nella storia dei gol più veloci della storia bianconera che ha certificato quanto la fortuna serva, ma anche quanto sia importante approcciare con convinzione una partita. Non per i dodici secondi, ma per quell'atteggiamento che appena si è sgonfiato ha riportato appagamento e rischi: problematiche risolvibili solo aggiungendo giocatori con esperienza e leadership. O almeno quella fame mostrata col rientro in campo dell'attaccante serbo. Fino a prova contraria c'è bisogno di gente così, motivata e che vive il calcio senza risparmiarsi. Un po' come sta mostrando, sempre con maggiore partecipazione, John Elkann. La Juve la sente sempre più sua, così come le sfide industriali sono il suo pane. Vederlo gioire assieme al figlio e a Platini, proietta similitudini col passato e apre a un futuro solo più da scrivere.
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