Europa League, conosciamo tutte le avversarie della Juventus

Europa League, conosciamo tutte le avversarie della JuventusTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 21:42Esclusive
di Fabio Urbisaglia

Il sorteggio della fase a gironi della UEFA Europa League 2026/27 si è svolto oggi nel Principato di Monaco. Per la Juventus si prospetta un percorso tutto sommato equilibrato, dove le insidie maggiori saranno rappresentate da avversarie spagnole e olandesi, mentre le sfide sulla carta più accessibili la vedranno impegnata contro compagini di movimenti calcistici minori (Cipro, Ungheria e Israele).

I bianconeri partono favoriti contro tutte le rivali, sulla carta, e l'urna ha evitato l'incrocio contro il declassato Lione di Openda, mina vagante, e altre squadre storiche come il Benfica e il Marsiglia. Anche il Leverkusen, sconfitta alcune edizioni fa in finale dall'Atalanta (ultima italiana ad lazare la coppa), è stato evitato. È bene, tuttavia, non prendere sottogamba nessun impegno, poiché l’effetto sorpresa potrebbe rappresentare l’insidia più grande.

Andiamo dunque ad approfondire la conoscenza di queste otto squadre cercando di sviscerarne pregi e difetti, tenendo conto chiaramente di una formula che non prevede il doppio incontro e in cui l’effetto casa/trasferta può spostare molto gli equilibri di forza.

Real Sociedad (prima fascia)

I baschi vantano una solida tradizione europea. Questo aspetto va certamente sottolineato, trattandosi di una competizione all’interno della quale figurano molte società prive di uno storico significativo in ambito continentale. La Real Sociedad si distingue nel panorama spagnolo ed europeo per un'identità tattica definita, un modello di gestione virtuoso e un'impronta societaria fortemente radicata nel territorio basco. L’anno scorso, peraltro, ha coronato una stagione importante vincendo la Copa del Rey in finale contro l’Atlético Madrid (4-3 ai rigori, dopo il 2-2 nei 120 minuti). L’inizio di stagione, tuttavia, è cominciato male con due sconfitte su due in Liga.

Sotto la guida di Matarazzo, tecnico statunitense con chiare origini italiane e con esperienza pluriennale in Bundesliga, la squadra pratica un calcio di possesso posizionale ma verticale, flessibile e con una riconquista molto feroce. Gli elementi di spicco, nonché giocatori chiave per la riuscita di questo modello di gioco, sono indubbiamente Oyarzabal, neo campione del mondo e protagonista assoluto nella campagna spagnola conclusa col trionfo del MetLife Stadium, e Kubo, esterno offensivo giapponese. Non mancano poi i prodotti della Zubieta (la cantera del club) come Gorrotxategi, cervello ed equilibratore della squadra, capace di garantire copertura alla linea difensiva, schermare le linee di passaggio centrali e gestire l'uscita del pallone sotto pressione.

Il mercato ha poi portato in prestito dal Chelsea il centrale difensivo Sarr, che aggiunge fisicità ed esperienza internazionale al reparto arretrato.

Sarà sicuramente un vantaggio affrontarla allo Stadium evitando l’ostica trasferta all’Anoeta di San Sebastián; in particolare, la gestione delle forze con il doppio impegno risulterà chiave per i baschi, che praticano un calcio molto dispendioso sul piano fisico pur non disponendo di una rosa particolarmente profonda.

AZ Alkmaar (prima fascia)

L'AZ Alkmaar di Lee-Roy Echteld si conferma un modello di sostenibilità ed eccellenza tattica nel calcio olandese, trovando il giusto compromesso tra la valorizzazione dei giovani attraverso un calcio identitario e il raggiungimento degli obiettivi sportivi. Vincitore della Coppa d’Olanda l’anno scorso (battendo in finale l’altra olandese sorteggiata con la Juventus, il NEC), l’AZ ha stravinto anche la Supercoppa olandese strapazzando il PSV con un netto 4-0.

Nel suo fluido 4-2-3-1, la regia di Clasie e Peer Koopmeiners (fratello del bianconero Teun) garantisce equilibrio, mentre Smit e Stengs rifiniscono tra le linee per l'attaccante Meerdink e gli esterni Daal e Patati, supportati dalle continue e spregiudicate sovrapposizioni dei terzini.

Occhio al pressing alto e aggressivo che soffoca la prima costruzione, alle verticalizzazioni rapide in transizione e a un modello societario basato sui dati che permette, anno dopo anno, di sostituire i talenti ceduti senza perdere competitività (Parrot al Betis l'ultima vendita illustre).

I bianconeri, che affronteranno gli olandesi all’AFAS Stadion di Alkmaar (piccolo gioiello da 20.000 posti), dovranno uscire bene dalla prima pressione per trovare profondità alle spalle di una linea difensiva molto alta e non impeccabile. L’età media, molto verde, potrebbe rappresentare un altro punto a favore della Juve, soprattutto nella gestione dei momenti chiave della partita.

Rennes (seconda fascia)

Il Rennes è un club storico della Ligue 1, noto per la sua strategia di mercato basata sulla valorizzazione dei giovani (per lo più francesi), poi rivenduti per generare ricche plusvalenze. La cessione di Jérémy Jacquet al Liverpool per oltre 60 milioni di euro è emblematica di questo indirizzo societario, per quanto sul piano prettamente di campo stia costando molto caro al tecnico Franck Haise, alle prese con grandi difficoltà in questo inizio di stagione.

L'impianto tattico del classico 4-4-2, che diventa 4-2-4 in fase di possesso, è rimasto intatto. Se da un lato la prolificità offensiva mostrata l’anno scorso e impreziosita dal titolo di capocannoniere di Lepaul non è in discussione, vista anche l'acquisizione di Mayenda dal Sunderland, la cessione di Jacquet non è stata minimamente assorbita finora. La squadra subisce troppi gol e questo rappresenta uno dei punti deboli su cui la Juventus dovrà far leva. Anche in questo caso la gara si disputerà a Torino, garantendo il vantaggio di evitare l’atmosfera del Roazhon Park.

Ferencváros (seconda fascia)

Veniamo ai campioni della Coppa d’Ungheria, che la Juve dovrà affrontare in trasferta. Passati dal biennio firmato Robbie Keane alla guida di Balázs Borbély, gli ungheresi si schierano con un 3-4-3 aggressivo e offensivo, costruito attorno al tridente Yusuf–Zachariassen–Levi. Il centrocampo bilancia copertura e creatività ed è guidato da Naby Keïta (ex Liverpool), vero leader ed elemento di caratura della squadra. Da rimarcare la retroguardia affidabile, che concede pochissimo (una media di un gol subito ogni due partite), composta da elementi validi anche in fase di prima costruzione.

I principali punti deboli del Ferencváros derivano dall'atteggiamento aggressivo del loro 3-4-3. Proiettando i quinti molto alti, la squadra concede ampi spazi sui corridoi esterni e soffre tremendamente il ribaltamento di fronte, mettendo in difficoltà i braccetti difensivi nell'uno contro uno in velocità.

La rapidità e la tecnica nell'uno contro uno di Conceição e Alajbegovic potrebbe risultare decisiva, anche perchè quando costretto a gestire un possesso palla prolungato contro difese chiuse, il Ferencváros tende a diventare prevedibile, affindosi quasi esclusivamente alle giocate di Keita. 

Celta Vigo (terza fascia)

Altra trasferta ostica è senza dubbio quella in terra galiziana. Al Balaídos di Vigo, la Juventus troverà il Celta di Claudio Giráldez. Anche qui milita uno degli eroi della nazionale spagnola vittoriosa sotto la guida di De la Fuente: il bomber Borja Iglesias. Insieme a Iago Aspas, veterano trentanovenne e bandiera assoluta del club, guida la squadra sul piano della leadership.

I principali punti di forza risiedono nella costante superiorità numerica sulle corsie esterne, dove Álvarez e Rueda macinano chilometri garantendo qualità, e a centrocampo, reparto in cui Moriba supporta le geometrie di Miguel Román. La squadra si muove a memoria, mostrando grande maturità nell'interpretazione dei principi del tecnico.

Va detto però, e qui arrivano le buone notizie per la Juve, che mantenere una linea difensiva molto alta espone i galiziani a rischi enormi sulle verticalizzazioni veloci qualora si eluda la prima pressione (tema attualissimo in casa bianconera). Il dispendio energetico di un calcio così intenso è un altro fattore determinante, poiché le alternative nelle rotazioni non sono all’altezza dei titolari per limitare i cali fisici nel finale. Davanti la manovra dipende ancora fortemente dall'estro di Iago Aspas, ma a 39 anni il doppio impegno potrebbe gravarne la brillantezza.

Omonia Nicosia (terza fascia)

L'Omonia Nicosia del norvegese Henning Berg, squadra cipriota campionessa in carica del proprio campionato, è una squadra pragmatica. Basata su un 4-2-3-1 compatto e organizzato, concede pochissimo spazio centrale grazie al blocco medio-basso guidato dalla cerniera Eiting–Marić e dalla fisicità dei centrali Duverne e Šatka. La Juventus li affronterà allo Stadium, per cui è facile prevedere la classica partita ostica con spazi intasati, dovendo disinnescare le ripartenze in verticale e i duelli fisici con Dion, centravanti francese esperto e spigoloso.

Per caratteristiche, vista la solidità difensiva, la rapidità nelle transizioni e l'impatto sui calci piazzati, giocare in trasferta agevolerà molto i ciprioti. Al contrario, l'Omonia fatica nel possesso posizionale quando deve scardinare blocchi bassi e va in affanno nella prima costruzione se aggredito da un pressing alto e feroce.

NEC Nijmegen (quarta fascia)

Dick Schreuder e il suo NEC rappresentano per gli amanti della tattica e per gli appassionati del calcio offensivo un vero e proprio fenomeno da studiare. Il tecnico olandese attua infatti una versione rivoluzionaria del 3-4-2-1: una struttura iper-offensiva in cui i quinti giocano da ali, i braccetti si sovrappongono e persino il centrale difensivo si proietta in avanti dopo ogni scarico per creare superiorità numerica e opzioni di triangolazione costante. La parola d’ordine dopo ogni passaggio è semplicemente "correre in avanti".

La forza della squadra risiede nella varietà e nella gestione del caos: il NEC attacca simultaneamente in ampiezza, in verticale e per vie centrali, disinteressandosi del controllo posizionale rigido. Attraverso un pressing a uomo aggressivo, passaggi verticali ad alto rischio e la ricerca delle seconde palle, la squadra forza continue transizioni veloci.

Non si tratta di sconsideratezza "kamikaze", ma di una precisa codifica tattica basata su sincronismi perfetti e letture corali del terzo uomo. Ispirandosi a Bielsa e Flick, ma con un’interpretazione ancora più radicale, Schreuder accetta consapevolmente la vulnerabilità difensiva in cambio di una saturazione sistematica della fase d’attacco, creando un volume impressionante di palle gol. L’anno scorso, grazie a questo calcio spregiudicato, sono riusciti a raggiungere la finale di Coppa d’Olanda (persa 5-1 contro l’AZ) e a sfiorare la qualificazione in Champions League.

Inutile dire che la citata vulnerabilità difensiva è ciò su cui la Juve dovrà puntare, sfruttando i limiti tecnici individuali di una squadra in cui l’esperienza di Tadić rappresenta il riferimento massimo, senza però sottovalutare Monteiro (protagonista al Mondiale con Capo Verde) e il danese Bischoff, ex Salisburgo.

Hapoel Beer Sheva (quarta fascia)

L'Hapoel Beer Sheva è una squadra pragmatica e intensa, guidata da una spiccata fisicità e dal calore del proprio fortino casalingo, il Turner Stadium.

Il suo principale punto di forza risiede nella solidità difensiva e nell'efficacia del gioco aereo, doti che le permettono di difendere con un blocco solido per poi colpire con transizioni offensive veloci sugli esterni ed essere estremamente pericolosa sui calci piazzati.

Di contro, i suoi punti deboli affiorano quando subisce un pressing alto, a causa dei limiti tecnici nella costruzione dal basso, o quando deve affrontare difese molto chiuse, dove mostra lentezza di manovra e poca qualità nell'ultimo passaggio. Soffre inoltre di una cronica mancanza di un bomber da venti gol e di cali di compattezza nelle gare in trasferta.  Da  tenere d'occhio l'attccante giamaicano Javon East, partito benissimo in questa stagione, e l'isaraelinao Zahi Ahmed, dotato di buona tecnica e uno contro uno.