Non solo Osimhen: storia, precedenti e insidie vere per la Juve di Spalletti nel play off di Champions
Il sorteggio di oggi a mezzogiorno ha definito il cammino europeo della Juventus: nei playoff di Champions League l’avversario sarà il Galatasaray, con andata a Istanbul e ritorno allo Stadium. Un accoppiamento tutt’altro che semplice, ma coerente con il percorso della Juve nella nuova fase a girone unico.
Arrivata tra le squadre classificate nella parte alta del blocco playoff, la Juventus era testa di serie e sapeva di poter pescare soltanto una tra Club Brugge e Galatasaray. Alla fine l’urna ha consegnato ai bianconeri i turchi: una squadra forse meno organizzata del Bruges sul piano collettivo, ma decisamente più pericolosa per qualità individuali, esperienza e peso offensivo.
Il Galatasaray è una squadra costruita per colpire. Il primo nome che salta agli occhi è Victor Osimhen, ex Napoli, centravanti devastante per fisicità, profondità e capacità di attaccare la linea difensiva. In una Juventus che con Spalletti difende alta e cerca di accorciare in avanti, la gestione delle transizioni difensive sarà uno snodo cruciale del doppio confronto.
Accanto a lui c’è un altro nome che pesa, soprattutto emotivamente: Mauro Icardi. L’ex Inter, rientrato dall’infortunio, potrebbe presentarsi in ottime condizioni proprio contro la Juve. Icardi è un attaccante diverso da Osimhen: meno partecipativo alla manovra, ma letale nei movimenti in area, nella lettura dei cross e nell’attacco del primo palo. Per Spalletti, che lo ha allenato all’Inter in un rapporto mai banale, sarà anche una sfida dal forte valore simbolico.
Il livello tecnico del Galatasaray cresce ulteriormente con la presenza degli ex Manchester City Leroy Sané e İlkay Gündoğan. Il primo è l’uomo dello strappo, dell’uno contro uno e delle accelerazioni improvvise; il secondo è il cervello che governa ritmi e tempi di gioco. A loro si aggiunge Yılmaz, talento turco capace di creare superiorità palla al piede, e Mario Lemina, ex Juventus, centrocampista fisico e aggressivo sulle seconde palle.
Nel cuore del centrocampo opera anche Lucas Torreira, ex Sampdoria e Fiorentina, giocatore di grande intensità in fase di non possesso, bravo a schermare le linee di passaggio e a dare equilibrio alla squadra. La sua presenza obbligherà la Juventus a muovere il pallone con velocità e pulizia tecnica, evitando conduzioni lente e passaggi prevedibili.
Il Galatasaray è allenato da Okan Buruk, ex centrocampista dell’Inter dei primi anni Duemila, cresciuto sotto la guida di Héctor Cúper. Una curiosità storica che aggiunge sapore alla sfida: Buruk faceva parte della rosa nerazzurra che perse lo Scudetto il 5 maggio 2002, proprio contro la Juventus. Un dettaglio che, seppur lontano nel tempo, contribuisce a caricare emotivamente il confronto.
Dal punto di vista ambientale, l’andata a Istanbul rappresenterà l’ostacolo più complesso. Stadio caldo, pressione costante e un Galatasaray che proverà ad alzare subito intensità e aggressività. Qui la Juventus dovrà essere estremamente lucida nella fase di non possesso, mantenendo distanze corte tra i reparti e scegliendo con intelligenza quando alzare la pressione e quando abbassarsi per togliere campo alle corse degli esterni e di Osimhen.
In fase di possesso, invece, il rischio maggiore sarà la perdita di palloni sporchi che possano innescare ripartenze immediate. Il Galatasaray vive di fiammate e individualità: per questo la Juve dovrà affidarsi a una circolazione rapida, al corretto uso dei mezzi spazi e a un’attenta gestione delle preventive, uno dei principi cardine del lavoro di Spalletti.
Il ritorno allo Stadium potrebbe diventare decisivo. In casa, con un contesto più controllabile, la Juventus potrà imporre meglio il proprio ritmo, sfruttare la riaggressione organizzata e limitare l’impatto emotivo degli avversari. Non a caso, il fatto di giocare la seconda gara a Torino rappresenta un vantaggio non banale.
La storia, però, invita alla prudenza. I precedenti tra Juventus e Galatasaray non sorridono ai bianconeri: sei confronti ufficiali, con il bilancio che racconta di una sola vittoria juventina, tre pareggi e due sconfitte. L’ultima resta impressa nella memoria collettiva: 3 dicembre 2013, gara decisiva per la qualificazione, sospesa la sera prima per la neve e rigiocata il giorno successivo nel primo pomeriggio, su un campo reso al limite. Decise il gol di Wesley Sneijder, che sancì l’eliminazione della Juve di Conte dalla fase a gironi.
Questo doppio confronto rappresenta quindi un esame di maturità. Non solo una sfida europea complicata, ma un banco di prova per la Juventus di Spalletti, oggi più consapevole nei principi di gioco, nella gestione delle fasi e nella lettura dei momenti. Superare il Galatasaray significherebbe certificare la crescita di una squadra che sta costruendo basi solide anche a livello internazionale.
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