Juve, non è il prestito di un portiere il problema: ecco cosa dirà se il club si è ridimensionato
Il prestito secco di un portiere (Suzuki dal PSG pare non si faccia più), se davvero sarà questa la soluzione scelta dalla Juventus per la porta, ha già prodotto una sentenza prima ancora di produrre una parata: ridimensionamento. È una parola che nel calcio italiano viene usata spesso e quasi sempre con una certa soddisfazione, specie quando di mezzo c'è la Vecchia Signora.
Basta un acquisto mancato, una cessione dolorosa, un prestito poco nobile e la diagnosi è pronta. Nel caso dei bianconeri, però, la questione è più complicata. Perché una parte dei tifosi ha ragione. La Juve che prende un portiere, magari giovane, appartenente a un altro club, lo fa giocare per una stagione e poi eventualmente lo restituisce più esperto e più prezioso non è esattamente l’immagine che per decenni il club ha dato di sé.
Una volta la Juventus stava dall’altra parte del tavolo. Oggi non sempre. Negarlo sarebbe inutile. Questa non è più la società che poteva permettersi di scegliere un giocatore e, molto spesso, semplicemente comprarlo. Anni di errori di mercato, contratti pesanti, strategie cambiate troppe volte e una proprietà non sempre presente con la stessa intensità del passato hanno lasciato conseguenze. La Juventus rimane una grande società. Ma oggi deve fare i conti.
E i conti, nel calcio moderno, sono diventati quasi importanti quanto i gol. Il PSG può permettersi certe operazioni perché appartiene a una fascia economica diversa. La Juventus, oggi, deve invece decidere dove mettere i soldi. Ed è qui che uno come Suzuki, giusto per usare l'ex parmense come esempio, smette di essere "soltanto Suzuki". Se la società ritiene che il proprio portiere del futuro debba essere Carnesecchi, Alisson o comunque un altro profilo di quel livello, ma oggi non può permetterselo, la domanda diventa molto semplice: è meglio spendere trenta o quaranta milioni per il secondo o terzo nome della lista soltanto per poter dire di aver comprato un portiere?
Oppure aspettare? Il mercato è pieno di giocatori comprati perché “servivano”. Molto meno di giocatori comprati perché erano davvero quelli giusti. La Juventus negli ultimi anni dovrebbe aver imparato la differenza. Se un portiere forte arrivasse per un anno garantendo affidabilità e permettendo alla società di utilizzare il denaro disponibile per un centrocampista importante e per un attaccante capace di spostare gli equilibri, il prestito secco assumerebbe un significato completamente diverso. Sarebbe poco romantico. Forse anche poco juventino. Ma potrebbe essere molto intelligente.
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