La percezione del pericolo: il dettaglio che sta costando punti alla Juventus

La percezione del pericolo: il dettaglio che sta costando punti alla JuventusTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Le ultime due gare della Juventus hanno acceso un campanello d’allarme su un aspetto spesso invisibile ma decisivo: la percezione del pericolo. Due episodi, contro Lecce e Cagliari, hanno prodotto un effetto pesantissimo in classifica, costando complessivamente cinque punti.

Contro il Lecce, l’errore nasce da una gestione superficiale di un pallone semplice da parte di Andrea Cambiaso. Un passaggio banale, giocato senza la necessaria attenzione, riapre una partita che la Juventus stava controllando. Non è un problema tecnico, ma di lettura del rischio in una zona di campo dove l’errore non è ammesso.

A Cagliari, il copione si ripete in modo diverso ma altrettanto emblematico. Sul calcio piazzato che decide la gara, Pierre Kalulu deve anticipare l’avversario e attaccare il pallone con decisione. L’uscita, invece, è molle e in ritardo, consentendo a Mazzitelli di coordinarsi e calciare verso la porta. Su una palla inattiva non esistono vie di mezzo: o si arriva prima, o si concede un’occasione pulita.

Questi episodi non raccontano una squadra disorganizzata, ma una squadra che, pur dominando il gioco, abbassa per un attimo la soglia di attenzione. Ed è proprio lì che il pericolo si materializza. La Juventus di Luciano Spalletti sta crescendo nella proposta, nella riaggressione e nel controllo territoriale, ma deve ancora compiere un passo ulteriore sul piano mentale.

La percezione del pericolo non riguarda solo la fase difensiva, ma la capacità di restare connessi alla partita anche quando l’avversario produce poco o nulla. In un calcio sempre più equilibrato, spesso non vince chi crea di più, ma chi sbaglia meno nei momenti chiave.

È su questo che Spalletti dovrà insistere: trasformare il dominio in continuità di risultati. Perché quando controlli la gara ma vieni punito al primo errore, il problema non è il sistema. È il dettaglio. E il dettaglio, a questi livelli, fa tutta la differenza.