Tanti tiri, pochi colpi mortali: la Juve spara, ma senza un “9” non uccide
La Juventus di Luciano Spalletti tira tanto, forse troppo, ma incide poco. È questa la fotografia impietosa che emerge dai numeri analizzati da Tuttosport: 126 conclusioni complessive, una media di circa 15 tiri a partita. Fin qui tutto bene, almeno sulla carta. Il problema è che solo 33 di questi hanno centrato lo specchio della porta, poco più di 4 a gara. Troppo poco per una squadra che ambisce a stare stabilmente nelle zone alte della classifica.
Spalletti le sta provando tutte. Cambia sistemi, ruota interpreti, alza il baricentro e chiede ai centrocampisti di accompagnare l’azione. Ma il nodo resta sempre lo stesso: manca il centravanti, il famoso “9”, quello che vive per il gol e trasforma una pressione sterile in una sentenza. Il mercato, da questo punto di vista, non ha dato risposte. Nessun vero finalizzatore è arrivato alla Continassa e il peso dell’attacco resta distribuito, spesso diluito.
L’unico a offrire segnali incoraggianti è stato David, capace almeno di garantire presenza e qualche soluzione offensiva. Ma non basta. Senza un riferimento centrale, la manovra bianconera tende ad allargarsi, a girare attorno all’area senza mai affondare davvero il colpo. Un possesso che diventa rumore di fondo, più che musica.
Le difficoltà emergono in modo ancora più evidente quando la Juventus va sotto nel punteggio. In quelle situazioni, l’assenza di un terminale offensivo si trasforma in un limite strutturale: si tira, sì, ma spesso da posizioni forzate, senza cattiveria, senza istinto predatorio. È come avere munizioni in abbondanza, ma nessuno che sappia dove mirare.
La sensazione è che Spalletti stia costruendo una squadra con idee chiare e un’identità in divenire, ma senza l’uomo giusto davanti il rischio è quello di restare sospesi in una terra di mezzo: belli da vedere a tratti, inefficaci quando conta davvero. Perché nel calcio, alla fine, non vince chi tira di più. Vince chi segna. E la Juve, oggi, questo lo sta imparando nel modo più duro.
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