Veltroni: "La girandola di dirigenti e allenatori è prassi estranea alla tradizione juventina"

Veltroni: "La girandola di dirigenti e allenatori è prassi estranea alla tradizione juventina"TUTTOmercatoWEB.com
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di Fabiola Graziano

Dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, il giornalista e politico Walter Veltroni ha analizzato la situazione in casa Juventus, soffermandosi sull'ennesima rivoluzione compiuta a livello societario che ha portato all'ingresso di Giovanni Carnevali, ex ad del Sassuolo, nel ruolo di ad bianconero. Queste le parole di Veltroni:

"La Juve è la squadra che non ha sempre vinto, ma che ha sempre voluto vincere? Lo testimonia la storia bianconera dagli anni Sessanta in poi. A cicli entusiasmanti, Boniperti, Trapattoni, Lippi, e quello della presidenza Andrea Agnelli si sono succedute fasi di lunga attesa, spesso di grigiore tecnico e di risultati. Ad esempio dopo la stagione di Sivori e Charles, la Vecchia Signora stette a digiuno a lungo. Fino all’ultima giornata del campionato del 1967, quando una papera di Giuliano Sarti in una trasferta dell’Inter a Mantova e la contemporanea vittoria, gol di Zigoni e Bercellino, a Torino contro la Lazio, assegnarono rocambolescamente lo scudetto ai bianconeri. Poi altri anni duri, come furono quelli della gestione Blanc.

È arrivato Carnevali che s'intende di calcio? Però, sinceramente, quello che è avvenuto in queste ultime stagioni va oltre. Una girandola di direttori sportivi, amministratori delegati, Chief di qualche cosa, tutti con stipendi assurdi, e poi allenatori presi e gettati via, secondo una prassi estranea alla signorile tradizione juventina. Fino all’affermazione del modello algoritmico, che ha portato a scegliere Openda, David e domineddio. Ora è finalmente arrivato un signore che di calcio se ne intende, che ha fatto sempre bene il suo lavoro, con risultati e discrezione, due virtù ormai rare in un uomo solo.

Cosa bisogna augurarsi nel giorno in cui Giovanni Carnevali entra alla Continassa? Per prima cosa che ci resti il più a lungo possibile, perché il calcio ha bisogno di progetti, non di comparsate mordi e fuggi.  E poi, o meglio in primo luogo, che cerchi e acquisti giocatori italiani di talento. La Juve più forte di sempre, quella a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, era composta da ragazzi che venivano dalla Pistoiese, dall’Atalanta, quella di allora, dal Cesena, dal Verona. E poi da campioni indiscussi. Pochi e selezionati.   (...) Uno juventino soffre a vedere che Palestra e Pio Esposito, Pisilli e Tonali sono fuori dalla portata della Vecchia Signora.  (...) Carnevali ha lo stile, la competenza, l’esperienza, l’umanità che servono alla Juve in questo momento. Senza fretta, ma con il carattere e lo stile, non sono un ossimoro, e dando fiducia a un allenatore che vive per il calcio, la Juve può riprendere il cammino interrotto e tornare sé stessa.