La svolta che può cambiare la Juventus non arriva dal mercato
Tra i punti indicati da Giovanni Carnevali per il nuovo corso della Juventus, ce n'è uno che potrebbe incidere profondamente sul futuro del club e forse anche più degli stessi acquisti estivi. Si parla molto di portieri, attaccanti e grandi nomi, ma una parte importante della rinascita bianconera potrebbe arrivare da una risorsa che la società possiede già: il proprio settore giovanile.
Negli ultimi anni la Juventus ha continuato a produrre talenti, ma troppo spesso questi giocatori sono stati utilizzati principalmente come strumenti per generare plusvalenze o facilitare operazioni di mercato. Una strategia che ha portato benefici economici, ma che in diversi casi ha impedito alla società di verificare fino in fondo il potenziale di alcuni ragazzi all'interno della prima squadra.
La storia recente offre numerosi esempi. L'ultimo e più clamoroso è quello di Dean Huijsen, arrivato fino al Real Madrid dopo essere passato dalla Continassa. Ma si potrebbero citare anche Matias Soulé, Nicolò Fagioli, Hans Nicolussi Caviglia, Koni De Winter, Radu Dragusin e tanti altri calciatori che oggi giocano stabilmente ad alto livello.
Esiste però anche un esempio che dimostra come questo percorso possa funzionare fino in fondo. Quel giocatore è Kenan Yildiz. Arrivato giovanissimo a Torino, cresciuto nel progetto bianconero e accompagnato passo dopo passo fino alla prima squadra, il talento turco è oggi uno dei simboli della Juventus e uno dei pilastri attorno ai quali Luciano Spalletti intende costruire il futuro. La sua esplosione rappresenta la dimostrazione più concreta di quanto possa essere importante credere nei giovani e avere il coraggio di aspettarli.
Persino il Mondiale 2026 sta offrendo nuove conferme del valore del lavoro svolto dal club. Tarik Muharemovic, cresciuto nella Juventus Next Gen e oggi al Sassuolo, ha disputato una prova positiva con la Bosnia-Erzegovina contro il Canada, dimostrando ancora una volta come molti giocatori passati dal progetto bianconero riescano poi a trovare spazio e continuità lontano da Torino.
Il punto, però, non è soltanto quanti talenti siano passati dalla Juventus. La vera domanda riguarda quanti di questi avrebbero potuto rappresentare una risorsa tecnica per la prima squadra. Ed è proprio qui che potrebbe intervenire il nuovo corso societario.
La sensazione è che Carnevali voglia riportare al centro del progetto una filosofia diversa. Non soltanto creare valore economico, ma costruire anche valore tecnico. Individuare ogni anno uno o due elementi realmente pronti per il salto tra i grandi e accompagnarli gradualmente all'interno della rosa della prima squadra.
Una strategia che avrebbe anche importanti vantaggi economici. In un momento in cui il club deve fare attenzione ai conti e ridurre il margine di errore sul mercato, poter contare su giocatori cresciuti internamente significa diminuire la necessità di investimenti onerosi in alcuni ruoli e concentrare le risorse sui profili davvero indispensabili per aumentare il livello della squadra.
Ma il progetto non si ferma alla sola Next Gen, che rappresenta semplicemente l'ultimo passaggio prima della prima squadra. Dietro le idee del nuovo amministratore delegato sembra esserci una visione più ampia, che coinvolge l'intero settore giovanile bianconero.
L'obiettivo sarebbe quello di costruire una filiera tecnica riconoscibile, capace di accompagnare i giovani dal vivaio fino alla Continassa. Un percorso che parte dallo scouting, passa attraverso tutte le categorie giovanili e trova nella Next Gen il passaggio finale prima del grande salto.
In questo senso assume particolare importanza anche un altro dei punti indicati dalla nuova dirigenza: il ritorno a una Juventus più italiana. Non significa rinunciare ai talenti stranieri, ma tornare a individuare, formare e valorizzare i migliori giovani italiani, offrendo loro un percorso chiaro verso il professionismo e, possibilmente, verso la maglia bianconera.
Per decenni la Juventus è stata uno dei principali serbatoi della Nazionale italiana. Dai grandi cicli vincenti del passato fino alla squadra che dominò il campionato nell'ultimo decennio, la presenza di un forte blocco azzurro è sempre stata una delle caratteristiche distintive del club. Una tradizione che negli ultimi anni si è progressivamente affievolita e che ora potrebbe tornare al centro della progettualità societaria.
La Juventus che vuole rinascere non può dipendere esclusivamente dal mercato. Serviranno acquisti importanti, certo, ma servirà anche la capacità di costruire e valorizzare il talento all'interno delle proprie strutture.
Se questo percorso riuscirà a produrre nuovi Yildiz, Huijsen, Soulé o Fagioli lo dirà il tempo. Quello che appare evidente è che il nuovo corso bianconero sembra voler andare oltre la semplice valorizzazione economica dei giovani. L'obiettivo è costruire una Juventus con una propria identità tecnica, capace di alimentarsi con i talenti cresciuti in casa e di tornare a essere un punto di riferimento anche per il calcio italiano.
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178

