Il derby più surreale e scadente della storia

Il derby più surreale e scadente della storia TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 03:14Editoriale
di Antonio Paolino
Prima gli incidenti tra tifosi, poi il fischio d'inizio posticipato e il verdetto dopo un derby deludente finito in parità

Tutto surreale. Dalle parole di Spalletti alla vigilia, sempre pronto a riaggiustare le dichiarazioni anche sul suo fallimento sportivo, a quanto successo prima, durante e dopo il deludente derby che la Juve non è riuscito a vincere addirittura dopo il doppio vantaggio. Al “modestissimo” Toro il merito di aver spinto sull'acceleratore dell'orgoglio tanto da evitargli la sconfitta e la contestazione. In mezzo i tafferugli quasi annunciati da un assurdo comunicato granata facente richiamo, il giorno precedente, all'ordine pubblico pur di assecondare le richieste ultrà dei suoi tifosi. La violenza nasce non dal colore delle bandiere o delle sciarpe, ma dall'accettazione passiva di irricevibili richieste. Inizia da lì la guerriglia tra bande “nemiche” che ha portato tifosi e poliziotti allo scontro, fino al ferimento (grave) di un bianconero, fuori dallo stadio e molte ore prima dell'inizio del match. E a seguire, addirittura alla richiesta di non giocare più la partita. Intrappolati nella rete dell'inconcepibile, prima capitan Locatelli ha riferito alla dirigenza e poi ha atteso la decisione del Questore che dopo inevitabili confronti con le parti ha optato per il ritardato inizio del match di un ora, mandando all'aria anche la contemporaneità con le altre quattro partite. E diciamola tutta, non c'era necessità di ritardare neppure di un minuto l'inizio.

Partita – Vlahovic l'ha sbloccata e quasi consegnata su un piatto d'argento per vincerla senza eccessive fatiche. Ma alla Juve di quest'anno è mancata, nel bene e nel male, la personalità per dimostrare di essere per davvero più forte delle circostanze avverse, come quella di venire a conoscenza del proprio destino dal tabellone principale che annunciava le vittorie di Roma e Como e lo scivolone del Milan di Allegri. Certificato il declassamento in Europa League ne è scaturito l'ammutinamento che ha prodotto confusione, nervosismo e le ingenuità che hanno regalato le due occasioni per pareggiare i conti al Torino.

Spalletti - La Juve finisce sesta in classifica, sbanda come il Milan in Europa League e si interroga – con toni più pacati e magari imposti dall'alto – sul futuro. Nessuna rivoluzione, tutto sotto controllo: per loro gli obiettivi si possono benissimo correggere in corsa. “Sulla Juve che sarà bisognerà lavorarci tutti - ammette Spalletti -. Bisognerà essere bravi, anche senza i soldi della Champions, a fare una squadra più forte e con più giocatori dal carattere spiccato tipo Locatelli, Yldiz e McKennie”. Il campo non mente mai e anche contro il Torino si è vista la doppia faccia di una squadra mai sicura di sé e dei propri mezzi. L'a.d. Comolli, nonostante gli ormai chiari contrasti con Spalletti, si è soffermato sul da farsi: “Non c'è un piano A e un piano B, perché il piano è unico e serve per fare una squadra che può vincere nel futuro, un futuro prossimo. Con o senza Champions, l'importante è costruire una squadra forte con il mister. La responsabilità è di tutti, ma di certo il primo responsabile sono io”. I due pianeti, allenatore e amministratore, si sono nuovamente allineati. Ora toccherà alla proprietà decidere su cosa e chi puntare. La partita più importante, non rinviabile, è solo all'inizio. E far finta di niente potrebbe non servire per garantirsi un futuro consono alle aspettative.