La consapevole certezza di essere cambiati grazie a Spalletti

La consapevole certezza di essere cambiati grazie a SpallettiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
martedì 27 gennaio 2026, 18:00La Frecciata
di Franco Leonetti
L'avvento di Mister Spalletti ha mutato totalmente la mentalità Juve: una squadra equilibrata, brillante, con anima, che se la può giocare con tutti

Che Juve, che partita, che risultato. Una Madama che ha schiantato i campioni d’Italia con una prova aggressiva, vogliosa, pressante e arrembante, una Juventus che non si è mai tirata indietro nel fare la partita, capendo i momenti in cui si poteva e si doveva difendere per poi ripartire in verticale, per devastare la porta dei partenopei. Ne è scaturito un 3-0 potente, determinato, cesellato con grande forza, anche grazie ad un centrocampo che ha saputo tamponare, chiudere, ripartire e fare danni la davanti; una prova di squadra maiuscola e dominante, ciò che tutti i tifosi zebrati avrebbero voluto sempre osservare. La Juve con l’avvento di Spalletti si è trasformata totalmente ed era difficilmente prevedibile un’inversione di rotta così prepotente e radicale, sia a livello di risultati che di prestazioni convincenti e vittoriose. Da quando Luciano Spalletti ha messo piede alla Continassa è mutato l’universo bianconero, lui ha fornito la stura ad un’evoluzione e ad una metamorfosi totali, rispetto agli allenatori che si sono susseguiti la scorsa stagione, e nella prima parte della presente. E’ cambiata anzitutto la mentalità, quella che è scarseggiata per tanti, lunghi anni, e che nessuno sapeva spiegarsi dove fosse finita. Una vittoria esaltante quella contro Conte e i suoi, perché al netto delle assenze nella fila napoletane, la Juve ha sciorinato equilibri, caratterialità e fame, che dovrebbero essere sempre le prime armi fondamentali da esibire, al di là delle valenze tecniche e degli aspetti tattici. Una Juventus sempre in partita, una squadra che, come dice il suo allenatore, deve saper riempire di cose pregevoli lo scatolone vuoto del match.

Una Vecchia Signora trasformata, che nelle ultime stagioni, aveva spesso fatto immane fatica a far valere le peculiarità tecniche sul campo; con Mister Spalletti la squadra ha ritrovato il piacere di correre, di lottare e di non mollare mai. Luciano da Certaldo ha portato un nuovo modo di pensare, riversando in partita concetti che appartengono alle grandi squadre: pressing, posizionamenti efficaci e selvaggia propensione alla riconquista palla per ripartire di slancio. Ma questa Juve è cresciuta, di gara in gara, tatuandosi addosso le richieste e i dettami di un allenatore che ha capito subito dove doveva intervenire: sulla testa del gruppo. Mister Spalletti ha saputo entrare in punta di piedi nello spogliatoio tastando la psicologia dei propri giocatori, ha analizzato le singole situazioni e poi è partito, lancia in resta, battendo quello che è il suo territorio calcistico: portando dalla sua tutto il gruppo, spendendo la sua credibilità a suon di concetti diluiti nelle performance e risultati abbinati. Spalletti un visionario, come lo ha definito pochi giorni fa Kalulu, Spalletti fine psicologo, Spalletti creatore di una nuova consapevolezza e di una nuova anima all’interno dello spogliatoio. Spalletti capace di innestare nuove concezioni tecniche e tattiche per cambiare volto alla sua Juventus, perché questa squadra è già sua, dopo soli tre mesi dall’insediamento sulla panca bianconera. Uno dei meriti più grandi di Luciano è quello di aver saputo dosare gli stimoli, inserendo le proprie idee un po’ alla volta, con il supporto delle prove espresse sul terreno di gioco; deleterio sarebbe stato creare uno tsunami nello stanzone degli spogliatoi, pretendendo immediatamente il cambiamento della notte buia in una mattinata celeste, pervasa da aria rarefatta e frizzantina. Un po’ alla volta ha saputo incidere, mutando quelle consuetudini che avevano portato, fino a fine ottobre, a risultati non eccelsi. Spalletti ha innestato la marcia ed è partito, rivelando un certosino lavoro di intaglio, rischioso ma doveroso, per sovvertire l’assetto.

Dopo la cocente delusione patita con la Nazionale azzurra, Luciano aveva bisogno di un’avventura nuova nella quale dimostrare tutto il suo altissimo lignaggio allenatoriale, la Juve è stata l’occasione propizia al momento giusto, un’opportunità condita da voglia di riscatto ai massimi termini, surrogata da un’ondata piena di revanchismo, fatta di lavoro quotidiano sul campo. Spalletti ha inculcato ai singoli e al gruppo i propri pensieri, ha illustrato alla squadra le matrici del suo credo calcistico e ha elevato le prestazioni collettive e dei singoli. Non è vero che prima la Juve corresse poco, correva male e in maniera improduttiva, e le statistiche sono lì a ribadire il concetto. A Locatelli è stato chiesto di sveltire la costruzione e i tempi di manovra, a Thuram è stato consigliato di non limitare le proprie scorribande fisicamente dominanti ma allo stesso tempo di prestare molta più attenzione alla fase contenitiva e di interdizione, McKennie sta disputando la sua miglior stagione da re leone ed è uno dei punti cardine irrinunciabili con gol e assist, Miretti è diventato perno importante, sia che giochi dall’inizio o da subentrante. Insomma, il centrocampo che era indicato da tutti come l’anello debole di una squadra fiacca, sembra diventato ferreo, risolutivo e luminoso nelle due fasi. E tutto ciò grazie all’imprinting dell’allenatore che sa come comunicare sia nell’area privata dello spogliatoio, sia in pubblica piazza. Carota e bastone per David e Openda, ma anche per tanti altri interpreti di questa Juve che devono mostrare tutto il potenziale nelle loro corde, parole di elogio con il però che fa capolino sempre nei post partita, perché il Mister pretende da tutti impegno allo zenith e miglioramenti tangibili, siano essi Cabal, Cambiaso, piuttosto che Zhegrova, Koopmeiners o Di Gregorio. Poi sta all’intuito e all'intelligenza dei singoli, capire, metabolizzare e dimostrare a suon di prestazioni.

Solo Yildiz è l’Extraterrestre, quel giocatore che nemmeno lui sa quanto possa essere forte nello scardinare gli assetti tattici avversari. Yildiz la punta di diamante di una squadra che deve svolgere, al meglio, le due fasi per arrivare ai tre punti. Un esempio lampante lo abbiamo visto nel secondo gol contro il Napoli: Juan Jesus commette un errore marchiano in orizzontale ma la Juventus, in chiaro pressing offensivo sul finire della gara, recupera palla e va a segno con l’Extraterrestre su assist di Miretti. Cose impensabili fino a pochi mesi orsono, impensabili. Spalletti eccelso e astuto anche nel far vaporizzare le pressioni sul suo eventuale rinnovo di contratto:” La Juve ha avuto grandissimi allenatori e io non ho ancora fatto niente”. Beh in verità Luciano ha già fatto molto, ha cambiato totalmente la mentalità Juve, rendendola squadra coraggiosa con spirito pugnace, in grado di giocarsela con tutti, abbinando qualità della proposta calcistica ai risultati. Poi è vero, i conti si faranno a fine stagione, perché lui da vecchio volpone del mondo del pallone, sa benissimo che contano solo ed esclusivamente i traguardi raggiunti, e alla Juventus ancora di più. La stagione è ancora lunghissima e gli obiettivi da perseguire ci sono, ma se la Juve vorrà a tornare a fare la Juventus, quella forte e dominante, la dirigenza è chiamata a non farsi sfuggire un Mister di livello assoluto, per un mancato rinnovo di contratto. Spalletti ha dato reale e lucida consapevolezza a questa squadra, rivitalizzandola e facendola crescere in maniera sferzante, ora non resta che proseguire su questa strada, sin da domani sera nel Principato, per l’ultimo impegno di Champions contro il Monaco.