Juve a più facce: serve continuità per arrivare all’obiettivo
Il pareggio di Roma ha lasciato il vano carburante pieno. Pieno di entusiasmo per il pareggio acciuffato in extremis, ma contemporaneamente colmo di rimpianti per ciò che questa Juve potrebbe fare, senza trovare la strada adatta per riuscirci pienamente. Senza tralasciare la chiara, netta, sensazione di averla sfangata a pochi secondi dalla fine, perché è inutile girarci attorno, una sconfitta avrebbe quasi sicuramente decretato una Vecchia Signora fuori, dalla lotta per il piazzamento Uefa. 7 punti di distacco dalla Roma, con il Como come ulteriore avversario, avrebbero potuto fornire una mazzata tremenda allo spogliatoio della Continassa e la sensazione di dover scalare l’Himalaya a mani nude, da qui a fine maggio. Invece la perseveranza, la voglia, il non arrendersi mai fino alla fine, hanno premiato con un punto d’oro una Juventus che ha parecchi difetti, ma che non conosce il verbo mollare la presa. Una Juve che non molla mai, nello spirito, nell’attitudine e nella forza battagliera da riversare sul prato verde. Il film della partita però, anche questa volta, ci ha raccontato di una Madama capace sì di creare occasioni e situazioni interessanti e di pericolo per Svilar, senza però riuscire a inquadrare il perimetro di porta e capitalizzarle: per l’ennesima volta i ragazzi di Spalletti avrebbero potuto chiudere il primo tempo in vantaggio, invece sappiamo come è andata. Nella seconda frazione del match è accaduto di tutto, e se vogliamo senza una logica ferrea per una squadra che, reduce dai 120 minuti giocati in Champions, non ha saputo gestire il pareggio subito raggiunto con un gol sfrecciante, ologrammatico, di Chico Conceicao, che all’Olimpico stanno ancora cercando di decifrare. La Vecchia Signora, incapace di rinserrare attenzioni e concentrazione, è andata ancora una volta sotto di due gol, frutto di errori pedestri, come già accaduto per il primo vantaggio romanista. Cambiaso si fa sfuggire l’uomo e a difesa schierata su corner arriva il raddoppio avversario, ma anche il terzo gol è una rete che non si può subire in infilata, senza contrapposizione alcuna. Insomma, sul 3-1 sono comparsi fantasmi atroci e spettri aleggianti sullo stadio romano, con la tangibile paura dei tifosi di aver già chiuso la stagione con sommo anticipo, e disperazione annessa.
Invece il serrate finale ha prodotto, ha rimpolpato, ha fornito un pareggio che poteva apparire insperato, e in realtà lo era, visto l’andamento ondivago della sfida. Non perché la Juve abbia giocato male, non perché la Juve si sia dimostrata inferiore ai giocatori di Gasperini, anzi, ma a causa degli ormai abituali e troppo consueti alti e bassi che attanagliano la compagine di Spalletti, e che non consentono di elevare il livello. Ai bianconeri non manca la capacità di reagire, di metterci cuore e spirito nelle situazioni difficili, ma i difetti sono i soliti, e vengono fortemente a galla senza soluzione di continuità: troppi gli errori in fase di palleggio o scarico al compagno, poca precisione in rifinitura e una scarsissima vena realizzativa sottoporta: ergo manca la qualità vera ed efficace per stendere gli avversari in maniera definitiva. E’ accaduto troppe volte in questa stagione che, in assenza di Vlahovic, pronto a rivedersi in gruppo in settimana, l’attacco bianconero abbia completamente ciccato gli appuntamenti, scialacquando imperdonabilmente un monte di punti enorme. Lecce e Lazio in casa, Cagliari, Bergamo in Coppa Italia e il ritorno di Champions contro il Galatasaray, solo per citare gli esempi più vividi nella recentissima memoria di tutti i tifosi zebrati. Poi occhieggiando le cifre dei gol incassati nelle ultime prestazioni, c’è semplicemente da rabbrividire, con la Juventus che ha dovuto raccogliere per ben 20 volte il pallone nella propria porta in sole 7 gare: una media terrificante che recita quasi tre gol subiti ad ogni partita. Un’enormità, un dato che testimonia come questa squadra abbia assoluta urgenza di una ristrutturazione organica nel prossimo mercato estivo, e non solo in avanti. Chiaro che i gol non messi a segno e quelli subiti a grappoli, tengano la squadra di Spalletti in un limbo che perdura dall’inizio di stagione, e che ha totale necessità di essere spazzato via. Se Madama continuerà a mostrare sistematicamente più facce in tutti i match, diventerà davvero proibitivo arrivare a conseguire l’obiettivo minimo di stagione: serve trovare continuità di rendimento per arrivare a centrarlo. Non esistono altre modalità, altrimenti sarà veramente dura evitare il fallimento di un quarto posto non conquistato. Una Juve che ha necessariamente bisogno di entrare nel tabellone Champions della prossima stagione, per questioni di bilanci, prestigio e anche per poter contare su un budget a disposizione, da spendere per rafforzarsi.
Anche lo stesso Spalletti lo ha ammesso nel post gara romano: c’è stato un momento in cui l’allenatore toscano pensava di essere riuscito ad imboccare la strada opportuna per sollevare le prestazioni dell’intero organico, raggiungendo risultati consoni, invece la squadra è regredita improvvisamente e i punteggi del mese di febbraio, appena terminato, non sono stai in linea con le attese. Sappiamo bene come la qualità di questa rosa non sia eccelsa, ma parimenti sappiamo come Luciano Spalletti sia riuscito a cambiare l’impronta della squadra, fornendo alcune ancore di salvezza: un lavoro massiccio che però non appare facile portare a compimento, con una Juventus nei primi quattro piazzamenti del campionato. Spalletti le sta provando tutte, stuzzicando l’orgoglio, fornendo autostima, consapevolezza, scavando all’interno delle interiorità dei suoi ragazzi, vellicando la fame atavica di un gruppo che non ha vinto nessun trofeo, a parte qualche sparuto interprete. Un Mister che per cercare di portare la sua Juve in Champions si sta inventando ogni sorta di pungolo psicologico, ogni aggrappo che possa far svoltare, che possa donare saggezza tattica, facendo crescere l’attenzione ai massimi livelli. L’episodio raccontato da Luciano Spalletti nel post gara di Roma è assai significativo a riguardo:” Nell'ultima riunione tecnica ho detto: oggi vi ho fatto fare dai match analyst un video di una squadra che gioca come vorrei noi giocassimo. Mi basta anche non arrivare a quel livello, prendere qualcosa di meno perché abbiamo preso una squadra top in Europa, nel mondo. Basta prendere l'idea. Così ho fatto vedere le loro migliori azioni, montate da Riccardo Scirea e dal suo staff. La squadra che a me piace più di tutte è quella che mi hanno fatto vedere fino ad un certo punto. Mi hanno entusiasmato". Un artificio, un metodo per trasmettere al gruppo fiducia e vera autostima, ma anche un modo per avvisare tutti che se non si gioca in quel modo, con quella stessa intensità e concentrazione, il ciglio del burrone potrebbe avvicinarsi ineluttabilmente. A questa Juve serve trovare, obbligatoriamente, continuità di prestazioni, rendimento e risultati, Spalletti ai suoi ragazzi chiede ciò, quella la via per giungere a fine stagione con il quarto posto chiuso in cassaforte. Non sarà facile ma l’obiettivo è ancora alla portata, perché il gol di Gatti, allo scadere, consente alla Juventus di restare in corsa e di giocarsela fino alla fine. Certo in una logica scontata, sarebbe stato meglio tornare dalla capitale con i tre punti in tasca, ma era basilare non perdere le distanze in classifica, e la Juve ci è riuscita. Ora tutto passa nelle mani del gruppo bianconero, perchè a 11 partite dalla fine del campionato, serve uno sforzo importante di ogni componente, per non fallire il target prefissato.
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