Una Juventus vittima e avversaria di se stessa

Una Juventus vittima e avversaria di se stessaTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 18:00La Frecciata
di Franco Leonetti
Dopo belle prestazioni, il crollo in Champions e in campionato hanno riaperto dubbi e preoccupazioni su una squadra con tante, troppe lacune

Momento terribilmente difficile, squadra totalmente involuta. Il tifoso juventino appare stralunato e interdetto dopo la sconfitta contro il Como, una tifoseria stufa di mille situazioni al limite del paradosso. Dopo l’ultimo scudetto targato Sarri, Madama ha intrapreso una china di risultati sportivi davvero preoccupanti, che ormai, anno dopo anno, pare essere diventata una disdicevole consuetudine. Vietato dimenticare l’abominio delle plusvalenze che la giustizia sportiva ha perpetrato ai danni della Juventus, un’ingiustizia che ha sconquassato piani dirigenziali e strategici, radendo al suolo una direzione vincente, ma ciò che è accaduto dopo quel torto allucinante, è tutto in capo alla proprietà Juventus. E ovviamente all’azionista di riferimento, John Elkann. Non si era mai visto alla Juve cambiare società e quadri dirigenziali come fossero indumenti sporchi, tre diverse configurazioni nell’arco di poco più di tre anni: se non sono un record poco ci manca. Per non parlare degli allenatori che sembrano entrati in un vortice impazzito da porta girevole, ben quattro in meno di due anni: tutte situazioni assolutamente non da Juve. Ecco perché il tifoso gobbo oggi stenta a riconoscere i suoi amatissimi colori vincenti, in un recentissimo passato innalzati ad esempio di virtuosismo e lungimiranza, sia in campo sia sulle scrivanie societarie. Sta di fatto che dopo l’ennesimo cambio di Mister in panchina, sembrava che Luciano Spalletti fosse riuscito a trovare il perduto bandolo della matassa, prima normalizzando, e poi esaltando le prestazioni di un gruppo di giocatori dalle qualità tutt’altro che eccelse. Invece dal 46’ del match in Champions contro il Galatasaray, la Juve ha completamente perduto, nuovamente, la tramontana e i riferimenti, incassando due sonorissime sconfitte che lasciano allibiti tutti gli osservatori.

Una squadra che ha ricominciato a danzare sulle note del passo del gambero, perdendo identità, crismi e soprattutto capacità di restare lucidi, tenendo duro nei momenti oscuri. La batosta secchissima di Istanbul, con un secondo tempo da tregenda, e la caduta casalinga contro il Como hanno riaperto un faldone che sembrava definitivamente chiuso e archiviato. Una squadra senza certezze, balbettante, insicura, senza convinzione e con atteggiamenti immodesti, prova ne siano alcune reti tragicomiche beccate in Champions. La Juve ha perso la consapevolezza, l’autostima e il carburante psicologico per reagire con forza, cercando di mantenere la barra a dritta. La caduta contro la compagine lariana ha esacerbato gli animi sulle tribune dello Stadium, che ha salutato i giocatori con una salva di fischi di disapprovazione. Cosa può essere accaduto in pochi giorni dopo aver subito la farsa di S. Siro? Difficile spiegarlo dal di fuori, ma la netta sensazione è che anche Mister Spalletti sia rimasto folgorato, in negativo, dall’atteggiamento sconclusionato dei suoi uomini, che seguendo fedelmente i dettami propugnati dall’allenatore di Certaldo, erano riusciti a raggiungere un buonissimo status di prestazioni e una convinzione salda nei propri mezzi, proponendo gioco e situazioni interessanti. Poi improvvisamente l’implosione, certificata dalle due cadute fragorose, che rischiano di tratteggiare una stagione fallimentare. Se il ritorno con i turchi sarà perlomeno proibitivo, la Juve per superare il turno dovrebbe segnare 4 reti senza subirne alcuna, in campionato la curva legata a risultati e performance è caduta letteralmente in picchiata. Con la complicata trasferta di Roma di domenica prossima, esiste il serio rischio di rimanere ai margini del quarto posto, al momento appannaggio dei giallorossi capitolini. Una Juventus fuori dalla Champions del prossimo anno rappresenterebbe un vero, esorbitante, macroscopico, tracollo della nuova politica societaria e degli uomini chiamati a governare il mondo Juve, Damien Comolli su tutti. Un mercato estivo fallimentare che non ha alzato il livello qualitativo, un mercato che ha portato 4 pedine alla corte della Vecchia Signora, senza riuscire a rendere nemmeno un acquisto imprescindibile nello scacchiere bianconero. Per diversi motivi, Joao Mario, ora al Bologna, David, Openda e Zhegrova, non sono riusciti ad inserirsi compiutamente in squadra e oggi navigano a vista, con contributi minimi nei confronti delle attese e delle aspettative di Luciano Spalletti. Che detto per inteso deve essere il paletto fermo su cui fondare il futuro. Se si vuole costruire serve accontentare l’allenatore con ritocchi ed elementi di qualità, personalità e arte pedatoria superiore. Ma anche a livello caratteriale la Juventus odierna appare una squadra friabile, fragile, con pochi convincimenti e pochissime risorse nervose, il che non fa che amplificare le preoccupazioni di tutto l’ambiente.

Due frasi sibilline proferite dal Mister scuotono le coscienze, andando al nucleo della crisi bianconera. Spalletti nel post gara, come sempre, è stato cristallino nelle esternazioni, centrando un paio di punti che dovrebbero far riflettere attentamente l’intero board juventino. Quando Spalletti dice: “È la 13' volta che prendiamo gol al primo tiro in porta. Se perdi autostima ed entusiasmo diventa difficile dal punto di vista mentale”, comprova  le difficoltà di un gruppo costruito male, non solo in estate ma nelle ultime sessioni di mercato. Tutto sacrosantamente vero purtroppo, un monito che sta a rivelare, per l’ennesima volta, come questo gruppo squadra abbia assoluta necessità di elevate qualità tecniche che si associno a caratteristiche morali e di tenuta mentale: mancano i leader, mancano gli uomini che sappiano trascinare e indirizzare i compagni sul campo. Mancano inossidabili punti di riferimento capaci di cambiare volto alla Juve, ovvero quei campioni che hanno scritto a lettere fluorescenti il passato, anche recente, a tinte bianconere. Tutte realtà confermate anche da una altra perla del Mister toscano che quando afferma:” Il nostro avversario siamo noi stessi" testimonia una volta in più, come questa squadra abbia lacune psico-attitudinali, lontane dagli standard marchiati Juventus. Spalletti, sino ad ora, ha sviluppato un grandissimo lavoro sulle gambe e sulle teste dei giocatori juventini, ma anche lui non è attrezzato per fare miracoli, e ci mancherebbe.

In attesa della trasferta di domenica, che mai come ora appare il vero crocevia stagionale, l’intera dirigenza e la proprietà Juventus sono chiamate a riflettere, analizzando attentamente l’operato della scorsa estate, ponendo dei punti fermi sulla prossima campagna acquisti, che dovrà necessariamente rafforzare una Juve in balia di troppi fattori. E che in caso di mancata qualificazione Champions avrà risorse limitate da spendere. Tocca alla proprietà scegliere uomini adeguati al blasone di Madama, tocca ai dirigenti in carica riuscire a scrollarsi un torpore sportivo che non ha nulla a che vedere con la leggendaria storia bianconera. Il rischio di fallire anche il minimo obiettivo della stagione è dietro l’angolo, ecco perché va programmata con intelligenza e sapida competenza, la Juve del futuro, che non può prescindere da grandi profili calcistici e di provata personalità. Ripartendo da un allenatore che, tra mille difficoltà, sta dimostrando di essere da Juve. Ora sta alla proprietà battere un colpo, ora sta ai dirigenti attuali invertire la rotta, dimostrando di meritarsi gli incarichi attribuiti. La stagione non è ancora finita, la speranza è sempre l’ultima a morire, ma osservando la classifica attuale del campionato, diventa impossibile non nutrire apprensioni e serissime preoccupazioni, da qui a fine maggio. Una Juve vittima e avversaria di se stessa, non può essere la Juventus.