La vittoria contro il Genoa nutre la corsa Champions (con luci e ombre)
Il successo contro il Genoa era fondamentale, d’obbligo. In base ai risultati maturati, sconfitta della Roma, pareggio del Como e vittoria dell’Atalanta, i tre punti in casa Juventus erano imprescindibili e andavano, a tutti i costi, messi in tasca. Anzitutto per la classifica, poi per il morale e per alimentare la corsa Champions che si svilupperà a perdifiato nelle prossime 7 sfide finali. Serviva solo vincere e così è stato, perché le partite che devi aggiudicarti in un modo o nell’altro, vanno portate a casa, senza se e senza troppi ma. Poi è giusto e lecito esaminare la prestazione della Juve e qui vengono a galla le due facce costanti di una Vecchia Signora che sa essere scintillante e dominante nei primi 45 minuti, e decisamente sottotono e pericolosa per se stessa, in larghi tratti della ripresa. Una Juve che mette insieme un gran bel primo tempo, fatto di lucida determinazione, fame di vittoria e dominio del campo, 2 reti in 18 minuti, con Bremer e McKennie: una sola squadra in campo, quella bianconera, aggressiva, pronta a recuperare palla e ripartire, o ad orchestrare la manovra in maniera efficace. Insomma, dalla prima frazione di gioco ci si attendeva almeno un altro gol, che avrebbe sigillato punti e risultato. Punteggio che poteva venir chiuso definitivamente nei primi 5 minuti dopo il riposo, con due macroscopiche occasioni non sfruttate da McKennie, arrivato in ritardo sull’assist pennellato di Thuram, e il tiro sul palo di David; anche sfortunato il canadese. Da quel momento, invece, è cominciata un’altra sfida, con una Madama in piena crisi esistenziale che si è abbassata, smettendo di detenere il pallino del gioco, persistendo in ritmi blandi, lasciando agli uomini di De Rossi ampie porzioni di prato verde. I pericoli, ahinoi, non hanno tardato a venire e l’occasione più clamorosa il Grifone l’ha avuto sul penalty, brillantemente parato da Di Gregorio, subentrato nell’intervallo all’acciaccato Perin.
Un secondo tempo brutto per gli uomini di Spalletti, una squadra seduta sugli allori a fronte di un rendimento calato improvvisamente e vistosamente, con il concreto rischio di riaprire una partita virtualmente chiusa a doppia mandata. Un elogio, dopo tante critiche giuste, va speso per l’ex portiere del Monza, senza la sua parata chissà cosa avrebbe potuto accadere. L’analisi della ripresa, purtroppo, ci riporta con tangibilità all’andamento arcinoto e incostante di una Juventus che nell’intera stagione, anche all’interno della stessa partita, ha faticato a mantenere uno standard qualitativo e mentale atto al dominio della gara, incorrendo in cali di tensione pesantissimi che hanno portato Madama a scialacquare una miriade di punti. Un atteggiamento inspiegabile anche per Mister Spalletti che nel post gara ha commentato con caustica visione:” A parte che ci sono due facce, quella che ha messo a posto il risultato nel primo tempo, è una squadra straordinaria, che va a fare delle scelte, a prendere delle decisioni su come comportarsi, e quella del secondo tempo che accetta di essere inferiore al livello di se stessa ed è in balia della partita, è in balia degli episodi, è in balia del pallone che rimbalza E se fanno gol all'ultimo su calcio di rigore, diventa una partita messa in discussione che per come l'abbiamo condotta nel primo tempo, non può essere messa in discussione". Una sintesi perfetta, nitidissima, che contrasta con le parole spese pochi minuti prima da Conceicao, che aveva parlato di stanchezza, proveniente dagli impegni con le rispettive nazionali. No Chico nessuna stanchezza, la Juve in ampi tratti del secondo tempo è stata inferiore al livello che deve pretendere da se stessa: un problema atavico che può essere risolto solo con innesti di qualità superiore nel prossimo mercato estivo. Ma al momento la rosa è questa, con pregi e difetti endemici, impossibili da correggere anche per Luciano.
Spalletti anche in questa tipologia di cose si dimostra un allenatore supremo e straordinario, mai nessun alibi, mai nessuna scusante accampata, ma una sonora sveglia dialettica, veicolata direttamente al cuore del problema. Una situazione persistente da troppo tempo che va risolta, in primis, da chi scende in campo, ovvero i giocatori. Non è sopportabile un lassismo, un calo irrazionale, misto a picchi enormi di bassissima concentrazione, per una squadra che nella volata finale non può permettersi nemmeno più di sbagliare 2 minuti di una gara, figuriamoci quasi un tempo intero. Una Vecchia Signora dalla doppia faccia della medaglia, una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde che preoccupa non poco in vista della resa dei conti del 24 maggio; unico fattore positivo esser riusciti a portare a casa, almeno questa volta, un risultato basilare che continua ad alimentare speranze e ambizioni di raggiungere il vitale quarto posto. Una Juventus dominante nel primo tempo, una Juventus disequilibrata, senza coraggio e forza emotiva, nel secondo, che ha rischiato di rovinare tutto, con conseguente fine di ogni aspirazione Champions. Una compagine incapace di tenere palla, di gestire i flussi di gioco, di fare tre passaggi consecutivi, almeno mezz’ora di grande difficoltà e sofferenza pur essendo avanti due reti: una Juve da lettino dello psicanalista, e non da ieri. Meglio sul finale con qualche cambio e qualche sprazzo da parte dei subentranti Milik e Boga, ma la Juventus del secondo tempo ha preoccupato tutti e continua a destare una sequela di dubbi, anche dopo un primo tempo luccicante che avrebbe dovuto ammazzare il match. Contro l’Atalanta, sabato prossimo, arriverà una riprova di grande spessore, e la squadra di Spalletti dovrà fare a meno del factotum McKennie, vero uomo squadra, per squalifica; tutto ciò significa che Spalletti, in settimana, dovrà studiare delle mosse per ovviare ad un’assenza non di poco conto. Vlahovic lesione al soleo starà fuori un mesetto, Perin, acciaccato per un risentimento muscolare difficilmente sarà della partita a Bergamo, insomma il Mister avrà il suo bel da fare per cercare di trovare soluzioni valide e adeguate, al fine di motivare, spingere e sostenere una Juve che ha bisogno di punti, come l’ossigeno che respira in campo.
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