Per la volata finale servono risposte immediate dall’attacco
La testa di tutti i tifosi bianconeri è volta sul finale di stagione, sulle ultime otto partite. Da lì uscirà una sentenza inappellabile che decreterà una Juventus dentro o fuori dall’Europa che conta, quella della Champions. Inutile ripetere l’importanza fondamentale di una qualificazione Champions per introiti, bilanci e budget sul mercato che verrà, ecco perché da qui al 24 maggio ci sarà da soffrire e non poco. Tornano alla mente i tanti, troppi, punti buttati via in diverse gare, ma quello che servirà nell’ultimissima parte di campionato, sarà segnare un bel po’ di gol per aggiudicarsi match di vitale rilevanza e ottenere il raggiungimento dell’obiettivo minimo, altrimenti sarà fallimento acclarato di una stagione sin troppo travagliata, se ti chiami Juventus. Un comparto offensivo asfittico, spento, improduttivo, spesso incapace di sbloccare situazioni e trovare la via giusta, un attacco che sulla carta avrebbe dovuto regalare segnature a raffica e che invece si è impantanato con numeri inaccettabili, che rimarcano, impietosamente, il rendimento deludentissimo e insufficiente delle due pedine estive scelte da Comolli: David e Openda. L’unico a tenere alta la bandiera del reparto è stato Yildiz che, con i suoi 10 gol stagionali in serie A, sta facendo ampiamente il suo, subito dopo troviamo David con solamente 5 centri, Boga, giunto a gennaio, con 3 reti come Conceicao e Kostic, Vlahovic con tre gol ma fuori dai giochi per infortunio per quasi quattro mesi, e la miseria di una sola rete per Openda: per dirla tutta hanno segnato più della punta belga Cambiaso, Kalulu, Cabal e Gatti. Insomma, quello di Openda è un roboante fallimento tangibile e reale che non ha necessità di ulteriori commenti, essendo anche sparito completamente dai radar di Mister Spalletti.
Tralasciando le reti importanti di McKennie, che di mestiere fa il centrocampista ma che in verità rappresenta un vero e proprio jolly, e quelle di mediani come Locatelli e Thuram, più alcuni difensori come Bremer, i punteri bianconeri hanno latitato ampiamente in zona gol, rendendo il reparto decisamente fiacco, sterile e ampiamente al di sotto delle attese. Tutti ricordano come all’indomani del grave stop fisico di Vlahovic, Spalletti abbia chiesto ripetutamente alla dirigenza l’arrivo di un centravanti da reperire sul mercato di gennaio, senza ottenerlo, segno che Luciano da Certaldo aveva già capito, estesamente, come il problema del gol fosse di impossibile risoluzione con gli attaccanti a sua disposizione. E i fatti maturati negli ultimi mesi di competizioni, in casa di Madama, non hanno fatto che certificare come i pensieri tumultuosi del Mister toscano, fossero assolutamente azzeccati. Il recupero di Vlahovic in questo finale di stagione è un appiglio importante per cercare di dare una forte scossa, rivitalizzando un settore inadeguato; poi ovviamente serviranno le risposte immediate da parte del centroboa serbo che, nei risicati quindici minuti contro il Sassuolo, qualcosa ha mostrato, procurandosi il rigore fallito da capitan Locatelli. L’abbrivio del ritorno di Dusan fa ben sperare tutto l’ambiente, ma servirà capire in fretta il minutaggio da spendere in campo e a che percentuale è giunto il suo recupero fisico-atletico. Fa capolino una statistica interessante che recita così, in tutte le competizioni affrontate dalla Vecchia Signora in questa stagione, quando Vlahovic ha segnato la Juve non ha mai perso. La cabala, i numeri, in questo senso aiutano ma non sono certamente una legge dogmatica e una certezza incrollabile, da qui alla fine del campionato. La cosa importante è che Vlahovic possa tornare, da subito, a fare il titolare in maglia bianconera, vedendo la porta, procurandosi occasioni e naturalmente realizzazioni, visto che i suoi compagni di reparto hanno numeri deprimenti, non solo per quanto concerne le reti gonfiate ma anche nella decisività di assist e passaggi chiave nella zona calda. David, ultimo gol in tap-in a zero metri dalla linea di porta, non segna dalla gara contro il Parma del primo febbraio, negli ultimi due mesi il centravanti canadese, praticamente, non si è mai fatto notare per alcun gesto tecnico: ne per reti ne per assistenze, insomma un gran bel problema. Zhegrova, che qualche gol nei piedi lo ha, nonostante sprazzi di partita e qualche chance importante, è ancora a secco, mentre il redivivo Milik, che si è rivisto sul terreno di gioco contro il Sassuolo, dopo che ogni tifoso aveva perso ogni tipo di speranza, è ovviamente a zero reti; ma vista la stazza, il colpo di testa e il fiuto del goleador, potrebbe tornare parecchio utile in certe situazioni a match inoltrato. A patto, ovviamente, che continui ad essere perlomeno disponibile e convocato.
Insomma, una situazione paradossale e imbarazzante che i tifosi della Goeba non avrebbero mai pensato di dover affrontare; un attacco che sulla carta doveva garantire tanti gol, appare un qualcosa di aleatorio e indefinito, e molto inefficace. Quando mancano due mesi scarsi al termine delle ostilità non c’è più tempo per attendere nessuno, gli alibi, le scusanti, sono terminate per tutti. Spalletti dovrà essere bravo a scegliere gli uomini che danno più garanzie da mettere in formazione e quelli da avvicendare a partita in corso, perché come dice sempre il Mister è una questione di dettagli e del saper operare la scelta giusta, nel momento opportuno della partita. Poi arriverà il mercato e andranno messe in atto separazioni definitive e tranchant per cercare di pianificare un attacco adeguato al blasone della Juventus, ma in questo momento conta solamente segnare, vincere le sfide, e arrivare a conseguire i risultati necessari per rimanere in corsa per il quarto posto. E che Vlahovic sia la pedina essenziale per svegliare un apparato offensivo atrofizzato, non ci sono dubbi. Una Juve aggrappata a Dusan e a Yildiz per arrivare in Champions, ecco lo scenario che terrà banco, da qui sino al termine del campionato, in casa bianconera.
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