Seriamente a rischio anche l’obiettivo minimo stagionale
Lo avevo scritto nell’ultimo editoriale, la Juve non può e non potrà più sbagliare nulla nella corsa Champions. Nemmeno il tempo di sottolineare il concetto che è giunto l’inopinato e gravissimo pareggio interno contro il Sassuolo, risultato negativo che complica terribilmente il percorso per arrivare a quel quarto posto in campionato, che appare l’unica ancora di salvezza di una stagione avarissima di soddisfazioni. La qualificazione alla prossima Champions in questo momento vede il Como favorito, con Juve e Roma appaiati in classifica, ad inseguire: i lariani veleggiano a pieno regime, e giustamente credono nell’impresa storica. La Juventus, invece, si è fermata contro i neroverdi emiliani, racimolando solo un punto che sa di dolorosa e cocente delusione: sia chiaro, nulla è ancora stato deciso in maniera definitiva, ma c’è una partita in meno da giocarsi e i bianconeri sono staccati dagli uomini di Fabregas di 3 punti, che diventano 4 in virtù degli scontri diretti a sfavore. Sappiamo tutti come è andata contro i ragazzi di Grosso, una Juve che va in vantaggio nel primo tempo, costruisce altre due nitide palle da gol senza capitalizzare, becca il pareggio di Pinamonti su sciagurata e ritardata “non chiusura” di Bremer, e poi sbaglia un rigore con Locatelli, sciupando un altro paio di ghiotte occasioni. Un 1-1 domestico con penalty scialacquato che fa assolutamente coppia con lo stesso punteggio racimolato contro il Lecce, lo scorso 3 gennaio: un corso e ricorso storico che priva Madama di 4 punti basilari per la classifica, con 2 rigori tirati con superficialità e poca destrezza da David e Locatelli: due episodi fondamentali che potrebbero costare una stagione intera. Tante le recriminazioni, troppi i punti buttati a mare, con una squadra che cresce a singhiozzo, a rilento, senza stabilità e non riesce quasi mai a sferrare il colpo del kappao agli avversari in corsa. Una situazione a dir poco preoccupante.
Punti sprecati La stagione attuale per la Vecchia Signora sembra rivestire la sagra delle occasioni perse. Guai a dimenticare i tantissimi orrori e errori macroscopici perpetrati da arbitri e Var nei confronti dei calciatori di Madama, che sono costati punti pesanti; detto questo però la Juventus è riuscita troppe volte a farsi malissimo da sola. Juve peggior nemica di se stessa nel derby contro il Torino, a Firenze, nella trasferta di Cagliari, e nei match già citati contro Lecce e Sassuolo, esempi statistici che hanno affossato le lecite aspettative di tutti i tifosi zebrati. Prestazioni altalenanti, altre molto buone ma con un minimo comun denominatore infelice: non sono arrivati mai i tre punti della posta piena. Purtroppo quando non riesci a far valere e sfruttare certe situazioni, quando sviluppi performance di livello ma non ottieni il risultato massimo, significa che oltre ad una qualità calcistica non eccelsa, come ben sappiamo, hai particolarità e doti morali non di primissima fascia. Insomma, questa stagione rischia di diventare un malinconico omaggio al monumento delle occasioni sconsolatamente sprecate.
Champions La qualificazione all’Europa che conta è e rimane il target minimo stagionale da centrare, dopo che tutti gli altri obiettivi, Coppa Italia inclusa, sono sfumati. Non andare in Champions sarebbe una catastrofe per i conti della società e rischierebbe di compromettere ampiamente un mercato che dovrà essere di alto profilo, come da richieste di Mister Spalletti. La Juve non può permettersi di perdere subito, e di netto, i 55 milioni di euro derivanti dall’accesso alla maggiore competizione continentale. Se ciò dovesse accadere, sarebbero problemi serissimi in vista della campagna di rafforzamento, oltre ad un conclamato fallimento di una stagione che avrebbe dovuto riportare la Goeba ad essere almeno competitiva.
Scelte di Spalletti Ormai il quadro appare trasparente e limpido, parecchi giocatori non solo non faranno parte della Juve del futuro, ma il Mister conta su di loro, per questo finale di stagione, in maniera risicata se non completamente nulla. Scelte definitive operate su Di Gregorio, Openda, David, Adzic, Cabal, ovvero giocatori che non incarnano lo spirito e le qualità obbligatoriamente richieste dall’allenatore toscano e che non vengono ritenuti idonei per alzare il livello della squadra in campo. Una sorta di epurazione razionalizzata, mantenendo fiducia in un gruppo ristretto di 17-18 giocatori, dai quali Spalletti, spera, di ottenere risposte immediate e soprattutto risultati. Anche perchè oggi contano solo i risultati, null’altro.
Vlahovic e Milik La scelta di inserire in partita due lungodegenti detta, inequivocabilmente, la traccia da seguire in attacco: per Spalletti meglio schierare due pedine che saranno si e no al 25% della forma fisica, piuttosto che far entrare sul prato verde gli arrivi estivi fallimentari, a nome David e Openda. Un fattore che dovrebbe far riflettere molto ed operare il mea culpa a chi, sciaguratamente, ha messo in piedi una campagna acquisti senza capo ne coda, basando molto sul nervosismo creato dall’alterco avuto con la dirigenza del Psg per Kolo Muani: sul banco degli imputati ci finisce ovviamente Damien Comolli, ad bianconero. Unico, vero, colpevole di un mercato disastroso che ha trovato in Boga il migliore acquisto a gennaio quando già Spalletti aveva dato indicazioni sui profili necessari: sarà un caso?
Bremer E’ lo specchio della friabile e frantumabile fase difensiva juventina. Gleison non sembra essere in grande forma e l’errore evidente nel pareggio del Sassuolo è una testimonianza più che palese. Ma andrebbe anche affrontato il tema di una Juve che, nel mese di febbraio, è riuscita ad incassare ben 20 gol in 7 gare, in tutte le competizioni: un dato allucinante. Ergo, servirà qualità indubbia anche nel reparto arretrato del futuro, con la speranza che nelle restanti 8 partite di campionato si riesca a riesumare qualche certezza, mista alla fame di serrare i boccaporti di una retroguardia spessissimo in difficoltà e facilmente perforabile, senza l’adeguata copertura dei centrocampisti e delle punte.
Spalletti Qualche cambio a gara in corso potrà esser stato sbagliato, qualcun altro potrebbe esser stato tardivo, ma il Mister si è ritrovato un organico già approntato e con quei giocatori sta cercando di condurre l’imbarcazione verso l’approdo prefissato. Ha dato impronta e identità ad una squadra che negli ultimi anni non le aveva mai avute, forse è riuscito meno nel trasmettere la continuità e la caratterialità necessarie da sfoderare, quando ti chiami Juventus. Ma qui entrano in gioco mille fattori, in primis i profili di alcuni interpreti, e l’allenatore non può certo plasmare totalmente aspetti psicologici e componenti psichiche dei suoi ragazzi, a maggior ragione subentrando a stagione in corso. Il Mister è il paletto fermo dal quale ripartire, con la speranza che sotto i suoi input, la stagione possa finire decisamente meglio di come è iniziata.
In definitiva alla Juventus i tifosi chiedono solo un'unica cosa in questo momento: vietato mollare la presa da qui al 24 maggio.Tentare di salvare il salvabile deve rappresentare il diktat ferreo da esibire negli ultimi due mesi di campionato.
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178

