Carnevali per il dopo-Comolli, Elkann non perdona: la Juve torna in mano agli italiani

Carnevali per il dopo-Comolli, Elkann non perdona: la Juve torna in mano agli italianiTUTTOmercatoWEB.com
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di Redazione

di Luca Gramellini

Un fulmine a ciel sereno? Solo per chi non sa guardare oltre la superficie.In casa Juventus l'ennesimo ribaltone è servito: il Consiglio di Amministrazione straordinario in programma oggi ratificherà l'uscita di scena di Comolli e, contestualmente, ufficializzerà l’approdo di Giovanni Carnevali come nuovo numero uno e Amministratore Delegato del club bianconero.

Una decisione maturata all’improvviso nella giornata di ieri, ma che in realtà affonda le radici in un piano che John Elkann aveva in testa da oltre un mese. Il numero uno di Exor ha semplicemente aspettato il momento giusto, muovendosi nell'ombra solo dopo aver ottenuto la certezza assoluta che il dopo-Comolli avrebbe avuto il volto e la sostanza dell’ormai ex massimo dirigente del Sassuolo. Un sì arrivato solo dopo il via libera della famiglia Squinzi, che saluta così il proprio AD dopo 12 anni di onorato servizio in neroverde.

Inutile girarci intorno, il nome di Carnevali è di quelli che dividono. La piazza juventina si è già istantaneamente spaccata in due fazioni opposte: i diffidenti, cioè coloro che vedono in lui "l'amico di Marotta" o l’uomo delle plusvalenze storiche con le quali diede una mano alla Roma. A proposito: da oggi in poi, per il buon Giovanni, quel termine dovrà assumere un significato decisamente diverso. Diciamoci la verità, dalle parti della Continassa la parola "plusvalenza" è come Voldemort in Harry Potter: è innominabile, evoca spettri del passato e pronunciarla ad alta voce mette i brividi anche ai muri. Meglio derubricarla dal dizionario aziendale. I pragmatici, ovvero coloro che, al contrario, individuano in lui il profilo ideale per far partire la vera ricostruzione.

La verità assomiglia molto a un "Marotta bis". La storia, d’altronde, tende a ripetersi: anni fa Andrea Agnelli chiamò l'attuale Presidente dell'Inter per ricostruire le macerie della Juventus post-Calciopoli. Oggi tocca a Carnevali. Parliamo di un dirigente preparato, profondo conoscitore delle dinamiche del nostro calcio e dei calciatori, uomo di relazioni e di grande affidabilità istituzionale. Una figura di peso che restituisce la Juventus a una gestione italiana e a uomini di comprovata competenza. Un ritorno alla tradizione che, con ogni probabilità, vedrà anche il rientro alla base di Matteo Tognozzi.

Se la scelta convince dal punto di vista dello spessore dirigenziale, c’è un neo macroscopico che non si può ignorare: la tempistica. Siamo a metà giugno, nel bel mezzo della sessione di mercato in cui si deve programmare la sponda tecnica per cancellare il brutto sesto posto della stagione appena conclusa. Farlo ora, con i quadri azzerati e senza l’attrattiva della Champions League – che per molti top player rappresenta la conditio sine qua non anche solo per sedersi a trattare – è un rischio enorme. I tempi tecnici legati al benestare del Sassuolo hanno dilatato un'operazione che Elkann avrebbe voluto stringere prima, e ora bisogna correre.

Cosa cambia da oggi? Cambierà radicalmente il modo di condurre le trattative. E, soprattutto, la direzione delle stesse: la sensazione è che non ruoteranno più, stancamente, attorno ai soliti nomi triti, ritriti e stantii che hanno bloccato il mercato finora. Si lavorerà con la competenza di chi sa come e cosa fare per riportare la Juventus in posizione a lei più confacenti.

E Spalletti? Su di lui aleggia l'ombra di Conte. Ma si sa, nel mercato del pallone e non solo ci sono mosse vere ed altre di disturbo. La domanda che tutti i tifosi si stanno ponendo in queste ore, inevitabilmente condizionata dai "venti contiani" che da tempo soffiano sopra la Mole, riguarda la panchina: cosa ne sarà di Luciano Spalletti?

Allo stato attuale delle cose, non ci risultano problemi né la volontà da parte di John Elkann di procedere a un avvicendamento anche sul piano tecnico. Antonio Conte resta lì, seduto in panca come una fidata riserva di lusso, in attesa di capire se nei prossimi mesi il buon Luciano deciderà di fare un passo indietro, spalancando le porte a un ritorno del tecnico salentino (già vicinissimo alla base la scorsa stagione).

Tutto questo, ovviamente, sempre a patto che Spalletti non scelga di rassegnare delle dimissioni che, ad oggi, appaiono la cosa più lontana dalla realtà. La Juventus volta pagina, si affida alla competenza e rimette l'italicità al centro del progetto, pur consapevole che il tempismo di questo ribaltone rischia di complicare maledettamente i piani a brevissimo termine.

Ora la parola passa a Giovanni Carnevali: il compito di vestire i panni del salvatore della patria spetta a lui. In fondo, l'intera operazione si poggia su quella dinamica tutta nostra che Indro Montanelli riassumeva così: "Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. Ma sanno sempre come uscirne quando l'emergenza si fa totale."

La Juventus ha scelto di combattere la sua prossima guerra sportiva parlando la nostra lingua. Vedremo se il campo darà ragione a Elkann.

[A cura di Luca Gramellini]