Buona la prima. La Juventus tenace e musicale, in attesa della Lanterna e dei Campioni.

Buona la prima. La Juventus tenace e musicale, in attesa della Lanterna e dei Campioni.TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 08:54Editoriale
di Roberto De Frede
“La vita è una resistenza continua all'inerzia che tenta di sabotare il nostro volere più profondo. Chi si stanca di volere, vuole il nulla.” Friedrich Wilhelm Nietzsche

La Juventus ha avuto bisogno di un’ora esatta per far vedere al pubblico, ma soprattutto a se stessa, di cosa è davvero capace. Dopo quarantacinque insulsi minuti del primo tempo contro il Parma e quindici fondamentali di strigliata del comandante Tudor negli spogliatoi. Il croato ha ricordato ai calciatori non solo quanto siano valide le loro capacità tecnico-tattiche, ma quanto sia incommensurabile l’onore che hanno ad indossare quella casacca bianconera. Al rientro in campo si è vista una squadra completamente trasformata, nuova, tenace e pronta ad “ascoltare musica”: i tifosi non vedono l’ora di inebriarsi con gloriose melodie, ascoltandole già oggi pomeriggio all’ombra del simbolo della città di Genova, la Lanterna, il faro più alto del Mediterraneo, la cui costruzione risale al 1128. Che sia una Vecchia “regale maestosa” Signora da far concorrenza ad un altro simbolo culinario genovese, il basilico, indispensabile per il saporitissimo pesto.  La piantina originaria dell’India, in Europa scelse la Liguria e la Provenza come terre d’elezione. Nel nome dichiara il suo valore: dal latino Ocimum Basilicum (a sua volta proveniente dal greco) che significa “profumo regale, maestoso”. La Juventus è lì, nell'Europa dei Campioni. Il sorteggio per questa fase iniziale, non sembra sia stato sfortunato, nè devastante. La salita è comunque dura, ma se si arriva nei pressi della cima il panorama è mozzafiato. La bellezza della Champions è l'emozione, e quella coppa dalle grandi orecchie è pura gloria adrenalinica. I bianconeri hanno il diritto e il dovere di provarci, di tentare una scalata quasi insormontabile, per ridare linfa e vigore alla sua essenza e far sognare i tifosi. È bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita, scriveva Andrè Gide.

C'è una virtù che molto amo, essa ha nome tenacia. Delle molte virtù di cui leggiamo nei libri – scriveva Hermann Hesse - e di cui sentiamo parlare i maestri non so che farmene. E, d'altro canto, tutte le molte virtù che l'uomo si è inventato potrebbero essere raccolte sotto un'unica denominazione. Virtù significa obbedienza. Solo che c'è da chiedersi a chi si obbedisce. Anche la tenacia, infatti, è obbedienza. Ma tutte le altre virtù, tanto amate e lodate, sono obbedienza a leggi che sono state imposte da uomini; soltanto la tenacia non si inchina a queste leggi. Chi è tenace obbedisce infatti a un'altra legge, una legge particolare, assoluta, ente sacra, la legge che ha in se stesso, il "tenere a se stesso". La tenacia è la fermezza nella volontà, la costanza nell’azione, la resistenza nella decisione: descrive un atteggiamento risoluto che non si scolla dal proposito e che regge ogni avversità. Nello studio porta a grandi risultati; nel corteggiamento fa sentire desiderata e importante la persona corteggiata. La tenacia del malato schiaccia la malattia, nella gentilezza migliora il nostro ambiente, nel calcio aiuta a vincere partite anche apparentemente invincibili. Una parola da tenere viva e presente nei nostri pensieri e nei nostri discorsi, perché spesso è dalla tenacia che dipende ogni successo, grande o piccolo che sia.

Probabilmente oltre a questa particolare forza, nella nuova Juventus è ritornata anche quella innata peculiare emozione, sigillo imperativo per conquistare vette trionfali. Nel regno di Belmonte, immaginato da Shakespeare nel Mercante di Venezia, non contano denaro e gioielli: qui il canto degli uccelli o le bellezze naturali sono il vero tesoro. Bisogna però saper ascoltare, bisogna saper guardare. Non a caso Porzia, signora di questa luogo magico, andrà in sposa al pretendente che tra i tre i scrigni predisposti dal padre della bella ereditiera, d'oro, d'argento e di piombo, sceglierà il più umile, privo di ogni valore esteriore. Le leggi del profitto e dell'usura che regnano a Venezia qui vengono radicalmente ribaltate. Solo chi è in grado di commuoversi ascoltando un “concerto dei dolci suoni" può difendersi più facilmente dalle tentazioni di cedere ai "tradimenti, agli inganni, alle rapine". Ma chi "non ha musica in se stesso", chi non ha un cuore capace di vibrare ("in lui i moti del cuore sono spenti come la notte") sarà più facile preda dell’avidità del guadagno ("non fidarti/ d'un tale uomo"). L’esortazione di Lorenzo ("ascolta la musica") è un invito a cercare l'essenza della vita in quelle attività che possono nobilitare lo spirito, che possono aiutarci a diventare migliori, che privilegiano l'essenza sull’apparenza, l’essere sull’avere. La musica è senza dubbio una di queste. Una sinfonia di Brahms, una canzone dei Beatles, una colonna sonora di Nino Rota. Sono occasioni che ci vengono offerte, dipenderà da noi, solo da noi, saperne fare tesoro…

Siamo realisti, qui nel mondo del calcio di “Porzie” se ne contano ben poche, ma questa Juve pare poter far tesoro anche d’altro, del proprio dna ritrovato, di emozionarsi per davvero dinanzi ad un gol e alle vittorie, che per i tifosi vale più di una montagna di diamanti!

Roberto De Frede