Se il progetto è questo, bisogna ci credano tutti
Damien Comolli ha tracciato chiaramente la via nell’incontro con i giornalisti di martedì scorso. E se l’amministratore delegato della Juventus non viene defenestrato dal proprietario, è fin troppo evidente che sarà la linea societaria cui tutti si dovranno adeguare. Per un’altra stagione sportiva. Luciano Spalletti ovviamente non commenta, ma è lui ovviamente il più coinvolto in questo percorso che non cambierà metodo.
Non abbiamo dubbi sul fatto che Comolli dica il vero quando dichiara che il tecnico di Certaldo sia fortemente interessato ai numeri e alle statistiche, ma le sue richieste sul mercato vanno in una direzione ben definitiva. Ovvero, quella dell’esperienza e del carattere, citata per altro dallo stesso AD bianconero. I numeri dicono tanto, ma non dicono tutto, come nel caso di Openda, che Comolli ammette di aver preso per un determinato tipo di gioco, ma probabilmente non era ancora pronto per vestire la maglia della Juventus.
E a giudicare dai risultati e dalle prestazioni sono in tanti quelli che non “reggono” il peso della gloriosa casacca bianconera. Ed è questa la sfida più grande della Vecchia Signora per la prossima stagione: alzare il livello della squadra abbassando i costi, facendo qualche sacrificio in uscita, ma soprattutto coniugando il metodo di Comolli e poi la realtà del campo e della quotidianità della Continassa, con cui deve fare i conti mister Spalletti.
Non si tratta di un compromesso, ma della soluzione dettata dalla realtà dei fatti, poiché è assodato che tutti i club che vogliono primeggiare non possono ignorare i numeri, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale, ma poi ci sono delle cose che i computer non dicono. L’aspetto umano non è misurabile. Se a un giocatore tremino le gambe attraversando il tunnel dell’Allianz Stadium, nessun dato lo può anticipare. I faccia a faccia nella quotidianità sono ovviamente l’aspetto più importante delle “assunzioni”.
John Elkann ha deciso di dare pertanto a tutti una nuova chance, anche se l’AD sottolinea nella sua chiacchierata con i giornalisti che di solito i cicli aziendali vadano valutati nell’arco di 3-5 anni. La Juventus, però è logorata da anni di delusioni, sperpero di denaro e ribaltoni che hanno minato l’ordinario funzionamento. Il margine di errore si deve inevitabilmente assottigliare, altrimenti il nuovo tornado non risparmierà nessuno, da chi si occupa dei conti, passando per l’area sport, l’allenatore e i giocatori (almeno quelli che non saranno cambiati già questa estate).
Chi rimarrà e chi arriverà dovrà essere unito, dunque, da un unico obiettivo: credere in quello che si fa. Nessuno dovrà mettere in discussione altri, se non sé stesso. L’autocritica e l’umiltà sono il pane della crescita, concetti che da troppo tempo sembrano essersi persi la via della Continassa. Si potrà anche sbagliare, ma l’importante è che ci sia unità d’intenti, tra i giocatori, tra allenatore e AD e tutte le altre componenti. Se alla prima difficoltà, scatterà l’ennesima resa dei conti, semplicemente non ci saranno margini per tornare ad essere Juve.
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