Il problema del gol appare atavico ma va risolto in fretta

Il problema del gol appare atavico ma va risolto in frettaTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 18:00La Frecciata
di Franco Leonetti
Una Juve che continua a patire il male oscuro del gol con gli attaccanti ancora a secco: servono soluzioni al più presto

Un pareggio raggiunto in extremis, grazie ad un colpo di testa di Gatti in pieno recupero. Il match contro Il Milan era da vincere, sia per la mole di gioco espressa in campo, decisamente superiore agli avversari, sia per i tiri scagliati contro la porta di Maignan: ben 5 contro uno solo dei rossoneri, che però è costato il gol di Cisse. Una buona Juve nel primo tempo con un paio di conclusioni di Chico Conceicao, sempre lui, e un tentativo di Nico Gonzalez che si era liberato bene ma aveva calciato troppo centralmente. Nella seconda parte del match la Vecchia Signora ha provato a costruire, troppo orizzontalmente, e si è avvicinata alla porta rossonera, con l’occasione ghiotta del palo colpito da Conceicao, però senza riuscire a gonfiare la rete. Un antichissimo refrain del calcio, anche banale se vogliamo, ma sempre valido, recita così: se non la metti dentro le partite non le vinci, anzi rischi pure di perderle. Ed è accaduto proprio tutto ciò che recita l’assioma succitato, la Juve ha rischiato di rimanere con un pugno di mosche tra le falangi, e sarebbe stato davvero assurdo uscire sconfitti dallo Stadium, dopo aver osservato l’inerzia della sfida. Sia chiaro, nessuno ha visto una Juventus eccezionale, piuttosto una squadra che di fronte ad un ostacolo sicuramente valido, non è riuscita a spaccare la partita, a pungere, e a fare male a Rabiot e soci, per cercare di portarsela a casa. Solo l’ultimo attacco disperato ha partorito il gol, con Spalletti che pochi attimi prima aveva tentato la carta Gatti, per trovare una spizzata o una deviazione di testa in un’area affollatissima. Così è stato, ma la consolazione è magra, di fronte ad una Juventus che costruisce alcune azioni da gol, non certo in dose industriale, non riuscendo quasi mai a centrare il bersaglio. La rete salvifica di Federico Gatti è il quarto centro bianconero in tre gare di campionato, e considerando il tenore di squadre come Frosinone e Parma nelle prime due giornate, il bottino appare scarno, anche alla luce delle tante occasioni letteralmente divorate, soprattutto al debutto contro i frusinati.

Contro il Milan nessuna chance è stata clamorosamente sciupata, ma facendo la tara all’avversario affrontato, si doveva costruire qualcosa in più, soprattutto centrando la porta. Dopo lo svantaggio Madama si è riversata in massa all’attacco, contando però solo su una girata di poco alto di Woltemade in area, e poi finalmente il successo personale del numero 4 juventino, che ha salvato la serata da una debacle che sarebbe risultata tanto assurda, quanto immeritata. Ma questo pareggio deve stimolare ancor di più una riflessione che non può più essere rimandata, se Spalletti non riuscirà a trovare alchimie per arrivare a segnare, saranno problemi seri;  nessuno vuole rivivere il bis della stagione disastrosa appena patita, e che ogni tifoso della Goeba sente ancora dolorosamente sulla pelle. La problematica richiama radici lontane, da quando la Juve ha perso interpreti favolosi in attacco, il gol è sempre stata una sorta di faticosissima caccia al tesoro, tra mille insidie e difficoltà, con il problema che persiste anche oggi, con il mercato estivo appena terminato. Troppo facile gettare la croce addosso ad alcuni interpreti, gli anni scorsi le colpe, per alcuni, erano tutte di Vlahovic, oggi sono tutte trasmigrate e puntate su Kolo Muani, che in tre gare ha totalizzato zero gol, e che da qualcuno viene già bollato come un bidone costato una follia. Ma come in tutte le cose del calcio serve almeno un minimo di equilibrio nei giudizi, considerando anche che il transalpino, arrivato in estate inoltratissima alla corte di Madama, non sembra essere in piena forma. Per dirla tutta, il Kolo Muani osservato a Torino quando giunse a gennaio 2025, era tutt’altra razza di attaccante, lucido, esplosivo e con un radar micidiale per il gol. In questo momento il numero 9 della Juve non può ancora essere al massimo, ma il gol di Frosinone, sprecato incredibilmente, rischia di diventare una simbologia per chi lo attacca ferocemente e prematuramente: siano essi addetti ai lavori o tifosi. Predicare pazienza e raziocinio sembrerebbe la cosa più opportuna, ma non per tutti. Spalletti a tal riguardo, nel post gara di domenica sera, è stato lapidario:” Io sono sul carro di Kolo Muani, l’abbiamo voluto insieme alla società, è un’attaccante fortissimo e i conti li faremo a fine anno. E vedremo chi avrà ragione.”. Con un’espressione truce ma convinta, il Mister ha difeso a spada tratta il proprio attaccante: non una difesa d’ufficio ma un’argomentazione certificata. Chi conosce bene il calcio osserva i movimenti di Kolo e capisce che il centravanti anomalo della Juve altrochè se sa giocare, pleonastico aggiungere che in questo momento servono da parte sua smalto, cattiveria e più determinazione in area, per cercare di gonfiare la rete.

Poi i gol non potranno arrivare solo da lui, Woltemade, alla sua prima in bianconero, ha destato impressioni intriganti e sarà utile alla causa, sicuramente. I detrattori sottolineano che i gol della Juventus, sino ad oggi, sono giunti da due difensori centrali (Bremer e Gatti) e da due subentrati come Nico Gonzalez e Koopmeiners. Tutto vero, di reti siglate dagli attaccanti nemmeno l’ombra, per il momento. Ma l’analisi completa va allargata, e diventa logico attendersi realizzazioni anche dai tre tenori dietro la punta, siano essi Nico, Alajbegovic, talentuoso ma ancora un po’ acerbo, e soprattutto Conceicao che arriva tante volte al tiro ma fatica ad insaccare; anche se Chico, in questo momento è l’anima offensiva, l’uomo più pericoloso dell’intera rosa Juve. Lecito, causa l’assenza pesantissima di Yildiz, attendersi giocate e reti da McKennie, assente domenica, qualche squillo potente da Boga e Nico Gonzalez, e magari dall’inserimento di qualche centrocampista, con Douglas Luiz in crescita, e in questo senso le scorribande armate di potenza e strappi letali di Thuram, mancheranno molto. Ma in questo momento gli alibi non contano e allora la palla passa a Spalletti, che nell’arco della sua carriera ha saputo trovare soluzioni e provare esperimenti che hanno avuto grande successo, facile ricordare la sua prima esperienza a Roma, quando cambiò ruolo ad alcuni interpreti, rendendoli prolifici, produttivi e immarcabili. Il Mister ha questo Dna da ricercatore sopraffino, dotato di intuizioni che ama testare in allenamento e confermare in partita, probabile sia arrivato il momento di indagare soluzioni, magari sulla carta astruse, ma che potrebbero diventare premianti. Una cosa è certa, a Spalletti è richiesto di rinvenire il metodo per risolvere un’atavica, pesante, limitante, incapacità di andare in rete. Tanto della stagione della Juventus passerà dalla risoluzione o meno di questa problematica attanagliante, in attesa che Kolo Muani torni a fare ciò che ha messo in mostra nella sua prima vita juventina. Gatti, a latere del suo gol ha, rilasciato una frase sibillina che racchiude molti significati in casa Juventus: “Se vogliamo ambire a vincere qualcosa queste sono partite da portare a casa”.