Albanese a RBN: "Comolli? L'intervento riguarderà la dirigenza intera. E anche il tema presidente..."
A Cose di Calcio, trasmissione di Radio Bianconera, è intervenuto Giovanni Albanese (La Gazzetta dello Sport), che ha analizzato le vicende bianconere, alla luce del terremoto avvenuto oggi con le notizie riguardanti l'addio di Damien Comolli: "Io credo, semplicemente, si sia all'interno della fase ultima di alcuni messaggi che sono arrivati da parte della proprietà a margine della stagione. Alla fine del campionato, quando a un certo punto sembrava Spalletti potesse diventare il direttore sportivo, il direttore generale, forse anche il presidente della Juventus. Così non è. Così come aver messo attorno al tavolo l'allenatore, l'amministratore delegato e ogni anima che deve rappresentare questa rinascita della Juventus doveva e deve ancora tornare utile per trovare un equilibrio".
E ha ammesso: "Qui non deve comandare nessuno se non la Juventus che deve stare al centro di tutto e il bene della Juventus che deve essere una priorità su tutto e tutti al di là dei poteri. L'unico che può esercitare, deve esercitare in questo momento il potere è il proprietario che deve ripristinare questi equilibri e dal momento in cui c'è qualcuno che vuole andare oltre il proprio territorio di competenza è evidente che deve riprenderlo un attimo per farlo rientrare in quelle linee di equilibrio. Se questo non è successo neanche dopo gli ultimi segnali a margine del campionato è evidente che richiama un altro intervento, che a quel punto potrebbe essere drastico". Come in pratica è stato.
Poi ha confermato: "Credo che questo intervento non riguardi solo eventualmente l'amministratore delegato, ma l'intera configurazione di una dirigenza che oggi ha caratteristiche un po' come dire, poco omogenee. C'è un presidente che venne nominato all'inizio di una grandissima emergenza, lo ricorderete, insieme ad un amministratore delegato che sostanzialmente era specializzato sui numeri, poi Scanavino è stato sostituito da Comolli, che invece ha caratteristiche opposte, nel senso che è un uomo di calcio con un'esperienza trentennale, però evidentemente neanche lui è riuscito a soddisfare quelle che sono le aspettative, le richieste della proprietà. Credo il tema presidente sia attuale e non vada sottovalutato, perché poi nella configurazione di un club si parte dalla testa, non si può assolutamente intervenire sempre solo all'interno di un contesto che è alla continua ricerca di un equilibrio. Io non escludo che possano esserci degli interventi nel breve tempo".
Poi tornando all'ormai ex ad ha aggiunto: "E' chiaro che Comolli in questo anno ha commesso diversi errori e i risultati lo palesano, credo anche che la Juve per tornare ad avere una base solida abbia bisogno di alcuni riferimenti e abbia soprattutto bisogno che alcuni riferimenti riescano a operare nella libertà che serve per essere incisivi. Uno di questi è sicuramente Giorgio Chiellini, che può operare anche per nome e conto di quella storia che la Juve non vuole mettere da parte, ma vuole replicare. Ci sono delle altre figure che oggi sulla carta hanno un ruolo, poi però nell'operatività probabilmente questo ruolo non riescono a esercitarlo. La Juve ha nominato un direttore sportivo all'inizio dell'ultima sessione di mercato invernale dopo due sessioni gestite sostanzialmente da Comolli in prima persona, un direttore tecnico che non doveva occuparsi di mercato, ma poi in realtà ha fatto il braccio operativo di Comolli, Ottolini che è andato in giro per il mondo a fare più lo scouting che il direttore sportivo. Ci sono delle cose che oggi non rispecchiano ciò che c'è scritto nell'organigramma della Juventus. In questa ricerca d'equilibrio è evidente che serve un'indicazione dall'alto e soprattutto un riordinamento che deve restituire omogeneità a quella dirigenza che oggi forse è il tassello più debole della Juventus".
Poi sugli altri in ballo ha detto: "Tognozzi è un ragionamento legato alla parte di Juventus che fatica a operare, evidentemente perché Comolli con tutta calma sta provando a fare scelte diverse, ha colloquiato con diversi responsabili scouting stranieri, diversi direttori tecnici stranieri, dico di più Ottolini che era una candidatura che si spingeva all'interno della Juventus, anche perché conosce la Juve, ci ha già lavorato in passato, è stata un'espressione di una scelta fatta alla fine di una serie di colloqui che portavano sempre solo verso l'estero, quindi è chiaro che Tognozzi può essere legato a quel tipo di ragionamento lì. Tognozzi è un'idea di una parte di Juventus che oggi fatica ad operare nella massima libertà".
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