Pedullà attacca: “Sistema arbitrale da riformare. Inter-Juve, perché La Penna lì?”

Pedullà attacca: “Sistema arbitrale da riformare. Inter-Juve, perché La Penna lì?”TUTTOmercatoWEB.com
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di Massimo Reina
Il giornalista torna sul derby d’Italia e accende i riflettori sul designatore: “Undici mesi di stop e poi dirige una gara così? Non mi torna”.

Alfredo Pedullà non abbassa i toni. Sul suo canale YouTube è tornato sulle polemiche arbitrali di Inter-Juventus, definendo la vicenda “una ferita troppo fresca” per essere archiviata con il solito copione da tre giorni e via, tutto dimenticato. Il punto centrale del suo intervento è la designazione di Federico La Penna. Pedullà ricorda la precedente squalifica dell’arbitro – 13 mesi, poi ridotti a 11, per il caso rimborsi – e si pone una domanda diretta: è normale che, dopo uno stop così lungo per una vicenda delicata, venga rimesso in circuito fino a dirigere una partita come Inter-Juve?

“Non mi tornano i conti”, il senso del ragionamento. Per il giornalista il problema non è l’errore in sé – “gli arbitri sbagliano” – ma la frequenza e la gestione complessiva. “Quest’anno hanno sbagliato otto volte su dieci”, sostiene, criticando quello che definisce un clima di buonismo attorno alla classe arbitrale. Nel mirino finisce anche il designatore Rocchi. Secondo Pedullà, le responsabilità non possono ricadere solo sul direttore di gara: chi sceglie l’arbitro per una sfida così delicata deve assumersi il peso della decisione. “Non l’ho mandato io a dirigere Inter-Juve”, sottolinea con tono polemico.

Poi il capitolo Bastoni. Pedullà contesta la gestione dell’episodio che ha portato al secondo giallo: a suo avviso, La Penna avrebbe dovuto prendersi qualche secondo in più, confrontarsi via auricolare con assistenti e quarto uomo prima di decidere. “È andato d’istinto”, accusa, parlando di una valutazione affrettata su un’azione che avrebbe richiesto maggiore lucidità. Il messaggio finale è amaro: in Italia – dice – si discute per qualche giorno, poi tutto scivola via fino alla prossima polemica. Ma il nodo, per lui, resta strutturale: serve una riforma del sistema arbitrale e una riflessione più profonda su criteri, responsabilità e meritocrazia.