Disastro Juve: tutte le responsabilità di Elkann e Comolli
Una partita tanto attesa, poi la sciagura incredibile consumatasi sul campo. La sfida contro la Fiorentina sembrava non arrivare mai, a causa dell’inettitudine e l’inadeguatezza della Lega Calcio, poi scoccata l’ora x, il match ha scaraventato sul prato dello Stadium una delusione cocente e tremenda. Una scimitarra abbagliante, tagliente, instancabile, che ha tagliato via, fetta dopo fetta, tutte le speranze di un popolo, quello bianconero, completamente sconcertato da ciò a cui stava assistendo. Un mezzogiorno di sole appuntito e accecante, maledettamente amaro e indigesto, che prima ha fiaccato e poi letteralmente decapitato una Juventus, che credeva di raggiungere un piazzamento Champions e invece si è ritrovata sprofondata al sesto posto della classifica del campionato. Una sorta di durissima resa dei conti, un epilogo tremendo, uno scempio vero, una sconfitta imbarazzante con due gol di scarto, che sbatte fuori i bianconeri dalla corsa alla Champions. Che pena, che cosa orripilante la disfatta contro una Viola già salva, che ha disputato una partita normalissima; la verità è che la Juve non è mai scesa in campo, o per meglio dire il secondo tempo ci ha raccontato della solita squadra sterile, incapace di recuperare, di ribaltare un risultato, inabile ad essere efficace, reattiva e cattiva agonisticamente. Un vecchio e lacero refrain, arrivato ai solchi terminali di un disco che ha consumato ogni traccia udibile. Vero che manca ancora il derby della Mole allo stop finale del campionato e che i conti si fanno alla fine, ma ciò che si è osservato domenica all’Allianz Stadium sa di resa definitiva senza possibilità di poter rimediare. Finchè non è finita non è finita, tutto vero, ma bisogna essere oggettivi e sinceri, ad oggi Madama, anche e soprattutto per colpe sue, ha forse 2 possibilità su cento di arrivare all’obiettivo minimo stagionale. E soprattutto non dipenderà più dai propri risultati, ma da una concatenazione astrusa di fattori che dovrebbero allinearsi, sempre a patto di portare a casa i tre punti. Cosa non accaduta contro il già retrocesso Verona e la tranquilla compagine di Vanoli, ergo chi vuole sperare lo faccia pure, ma la realtà a cui si affaccia il tifoso zebrato è chiara e ineluttabile, e ha un sapore acre che sa di fiele, condito da un contorno abbondante di delusione viva e sanguinante. Una Juve che ha buttato via per tutto l’anno punti importanti, per ritrovarsi alla penultima giornata in posizione di Europa League, una cosa inaccettabile. I processi, inevitabilmente, sono partiti subito dopo il triplice fischio finale di domenica e hanno chiare matrici e identità precise.
John Elkann Dare il benservito a Giuntoli chiamando un carneade francese ad inizio del giugno 2025 era sembrata, già allora, una mossa parecchio azzardata. Certi cambi necessari, Giuntoli ormai non godeva più della fiducia di nessuno, andrebbero operati con tempismo e con uomini di comprovata competenza calcistica, oltre che amministrativa. Dalle parole della proprietà questa avrebbe dovuto essere la stagione del rilancio, del ritorno alla competitività, invece la Juventus rischia di centrare il piazzamento finale peggiore degli ultimi 15 anni: l’ultimo settimo posto fa riferimento alla stagione 2010-11. Le manchevolezze e le scelte errate della proprietà sono sotto gli occhi di tutti, e l’ennesima rivoluzione dirigenziale in seno al sodalizio bianconero, potrebbe essere alle porte. Altro che apertura di un nuovo ciclo, Madama rischia di dover ripartire da zero o quasi, a causa di scelte infelici, scellerate, cervellotiche e soprattutto totalmente fallimentari a livello di opzioni dirigenziali e annessi risultati sportivi. E ovviamente è la proprietà, in primis, ad essere sotto accusa e sul banco degli imputati. Senza una dirigenza forte, che sa il fatto suo, con peso politico sportivo e conoscenze calcistiche, questi sono gli esiti. Un altro anno buttato via.
Damien Comolli Tralasciando il fatto perlomeno stravagante di un a.d. della Juventus che non parla la lingua madre, Comolli sin dal suo arrivo ha commesso ogni sorta di errore, provocando le risultanze attuali. Un mercato estivo totalmente fallimentare spendendo cifre importanti per non avere alcun nuovo titolare in formazione, inimicandosi il Psg per l’affare Kolo Muani saltato, l’incapacità di non riuscire a prendere un attaccante sul mercato di riparazione di gennaio, come richiesto da Mister Spalletti. Ma la pecca non meno grave e più vistosa appare palese: cominciare una nuova stagione con un allenatore, come Tudor, sul quale non veniva riposta alcuna fiducia. Il manuale del bravo dirigente recita ad hoc: mai avviare una stagione con un collaboratore importante nel quale non si crede, e infatti sappiamo come è andata a finire con Igor Tudor, a fine ottobre. Con la Juve che, permeata da un bilancio non florido, per un periodo ha avuto, addirittura, tre allenatori a libro paga. Ora la scelta da operare passa direttamente nelle mani della proprietà, Comolli verrà allontanato a fine maggio o resterà a Torino con un ruolo demansionato, occupandosi solo di fare l’amministratore delegato, lasciando spazio sul mercato a Chiellini, al ds Ottolini e ai forti input di Luciano Spalletti? Una decisione va presa e anche in fretta da parte di Elkann, ma appare chiaro che Comolli, reduce da troppi fallimenti conclamati, non può restare in sella alla Juventus, con un ruolo apicale e decisionale a tutto campo.
Modesto Il dt scelto dall’attuale dirigenza appare una vera incognita a livello di mansioni e di area di competenza. La società non ha mai chiarito, in toto, i compiti del dirigente ex Monza, e la domanda che il tifoso bianconero si pone è chiarissima: di cosa di occupa nello specifico François Modesto? Con una Juve senza Champions, anche la sua carica appare parecchio in bilico.
Mister Spalletti Arrivato a fine ottobre alla corte della Vecchia Signora, il Mister ha svolto un lavoro di livello per fornire un’impronta di gioco ad una squadra che latitava sotto tanti punti di vista. Anche lui ha sicuramente commesso alcuni errori, ma i limiti di personalità, leadership, e la risicata cifra tecnica della squadra, Luciano li ha compresi sin da subito, cercando di ovviare a situazioni che non possono essere risolte, se non da dismissioni di alcuni giocatori e l’arrivo di pedine di qualità indubbia e spessore tecnico. Spalletti deve essere la base solida dalla quale ripartire per allestire, finalmente, una Juventus competitiva, perché oltre alla grande esperienza e sagacia tattica nell’impostare la squadra, alla Juventus non è normale avvicendare allenatori come consunte e vecchie canottiere da gettare via, a seconda del periodo dell’anno. Il punto fermo deve essere lui, e il colloquio con Elkann, annunciato dallo stesso Mister, la dice lunga sull’asse portante in seno alla Juve. Luciano Spalletti, che ha un rapporto vero e schietto con la proprietà, non passerà dalle forche caudine di Comolli, con il quale non esiste un rapporto idilliaco, ma si recherà direttamente alla fonte, per incassare ulteriori rassicurazioni in merito all’edificazione della futura Juventus. Perché anche senza Champions, Spalletti vuole una squadra in grado di lottare per obiettivi importanti. E l’affermazione squassante ma veritiera: “Siamo in Europa League, potevamo stare fuori anche da quella..." significa solo una cosa: il Mister ha compreso subito con quali giocatori e con quali atteggiamenti aveva a che fare. Ovvio, non può essere certo un alibi o una giustificazione, ma le cose vanno guardate in faccia per ciò che realmente sono: la Juve avrebbe potuto qualificarsi per la Champions, (lasciando acceso ancora un lumicino di speranza per l’ultima giornata) ma, in ogni caso, l’organico dovrà essere ampiamente ritoccato nei ruoli cardine. Altrimenti la prossima stagione potrebbe ripresentare l’ennesimo calvario sportivo, anche con Luciano da Certaldo in panca.
Il derby della Mole di domenica sera chiuderà la stagione triste e dolorosa della Juventus. Personalmente non credo nei miracoli, ma è auspicabile almeno un moto d’orgoglio nella stracittadina. Tutti i supporter bianconeri, snervati da una stagione demoralizzante, deludente e bisognosa di totale riscatto, si attendono almeno un cenno vitale da tutto l’ambiente della Continassa, anche senza la tanto bramata e inseguita Champions.
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