Ci sarà da lottare fino alla fine per arrivare in Champions
Non si può essere contenti e soddisfatti per il pareggio di S.Siro. Dopo due successi consecutivi, fondamentali per acquisire vantaggio sulle inseguitrici, la Juve si è fermata sullo 0-0 contro il Milan di Allegri. Quello che in molti avevano indicato come un vero banco di prova, come un effettivo esame di maturità, non è andato secondo le aspettative di tutti i fan juventini. Molti media si sono concentrati sullo spettacolo narcolettico esibito dalle due squadre, personalmente mi preme più mettere in risalto l’occasione persa dai ragazzi di Spalletti: vincere contro i rossoneri avrebbe avuto un significato fortissimo per il finale di stagione, soprattutto in ottica qualificazione per l'Europa che conta. Era una gara che valeva tantissimo, non solo per la classifica ma anche per pesare le ambizioni reali della Juventus: ebbene il big match meneghino, big solo come etichetta, ci ha restituito una Vecchia Signora che quando deve fare il prorompente salto di qualità, non appare pronta e reattiva per recitare il ruolo. Serviva la zampata eruttiva, creando occasioni e pericoli per Maignan, sarebbe servito essere esplosivi per dare uno scrollone imperioso al volere del Milan di tenere lo status quo inchiodato al pari, invece ha vinto la paura di perdere. E ovviamente tutto ciò, non può essere considerata cosa positiva, anche perché per raggiungere l’obiettivo, ora serviranno almeno tre vittorie negli ultimi quattro impegni stagionali. Contro il Verona in casa, poi la trasferta di Lecce, con i salentini famelici di punti e pronti a giocarsi disperatamente la salvezza, la partita casalinga con la Fiorentina (e non c’è nemmeno bisogno di definire cosa rappresenta questa gara per i viola), e il gran finale del derby della Mole, in casa dei granata. La partita dell’anno per chi tifa dall’altra sponda del Po sabaudo. La Juve vista a Milano è stata solida, 4 gare in cui la difesa resta sigillata non prendendo gol, fisica, compatta ma ha latitato ampiamente nella costruzione di palle gol e ovviamente in fase realizzativa: ad onor del vero si ricordano un paio di iniziative focose di Conceicao, premiato come uomo del match, e nel secondo tempo un paio di tiri dalla distanza, parati agevolmente dall’estremo milanista, ad opera di Bremer e Koopmeiners.
Veramente troppo poco per cercare di aggiudicarsi la posta piena e raggiungere i rossoneri, in coabitazione, al terzo posto. Una sfida indubbiamente molto tattica, bloccata, interpretata su ritmi blandi e una Juve che non ha mai osato, nel nome degli equilibri in campo. Zero giocate sfavillanti, risolutrici, e se non ci si dimostra sfrontati e assai decisi, si rimane su un binario morto, come poi, inevitabilmente, è accaduto. Madama arrivava decisamente meglio degli avversari a questa gara, sia come brillantezza fisica che come morale, ma senza il colpo del kappao non si va da nessuna parte. Juventus più in palla, ma la predominanza territoriale è stata sterile, con tanto giro palla infruttifero, ragnatela di passaggi senza verticalità, adeguandosi al blocco basso del Milan che, come nel costume di Allegri, si è difeso e poi ha cercato qualche ripartenza. La Juve è stata efficace nel limitare le fulminee scorribande di Leao e soci, ma è apparsa inconcludente e incapace di imbastire azioni pericolose, degne di questo nome. Anche Spalletti ha fatto buon viso a un gioco tutt’altro che piroclastico dei suoi, affermando che la squadra ha tentato di fare la partita ma in modo troppo lento e scolastico, anche se in 2-3 situazioni i suoi ragazzi avrebbero potuto fare, decisamente, di meglio. Un difetto di questa Juve, da tempi immemori, è la lentezza nel possesso e l’incapacità di trovare prodigiose invenzioni al cospetto di avversari che si difendono in maniera strenua, senza lasciare crepe nella retroguardia. La vera missione sarà cercare di risolvere questa anomalia atavica, nella prossima stagione. Il Mister di Certaldo poi ha lanciato un messaggio chiaro, principalmente indirizzato al suo gruppo: “Serve l'ultimo sforzo per la Champions, senza mollare di un centimetro. Li si vedrà chi è da Juve". Una nota che non ha necessità di traduzione o lettura tra le righe, la Juventus si gioca la Champions nelle restanti quattro gare, e sarà vietatissimo mollare il colpo, perché i competitor faranno lo stesso.
Como e Roma distano solo 3 punti, con svantaggio negli scontri diretti nei confronti di Fabregas e vantaggio verso i giallorossi, e Madama non potrà dormire sonni tranquilli, anzi. Contano solo i risultati, e pazienza se lo “spettacolo” contro il Milan è stato di qualità scadente, la stoffa buona dovrà essere indossata per l’abito di gala da sfoggiare nei prossimi, fondamentali, incontri. Poi sarebbe sicuramente legittimo porre in risalto il dispendiosissimo costo dei biglietti allo stadio sostenuto dai tifosi zebrati per assistere a questa sfida, che ha partorito il nulla, ma questo è purtroppo un rischio che il tifoso si accolla a scatola chiusa, facendo leva sulla propria fede incrollabile, verso i sacri colori bianconeri. Analizzando al microscopio Milan-Juve, non è passata inosservata la buona prestazione da parte di David, bravo nella cifra tecnica, con la capacità di lavorare per la squadra e per i compagni con i dai e vai, gestendo anche alcuni palloni in episodi ad alto traffico e intasamento. Purtroppo però il canadese fa fatica nei duelli fisici e non ha quel senso innato del gol: il colpo di testa sbucciato a dieci minuti dalla fine poteva rivelarsi una buona opportunità. Chico è stato proclamato il migliore in campo e grazie ai suoi slalom e a quella foga incontenibile e sfrecciante, è stato l’unico a far vacillare la retroguardia rossonera un paio di volte: il suo limite, assolutamente da migliorare, è la conclusione, che raramente parte secca dal suo piede. Per il resto tanta battaglia, tante coperture preventive, pochi spazi lasciati al Milan, e inevitabilmente è giunto il pareggio. Una nota positiva: si è rivisto Vlahovic in campo per una manciata di minuti e come ha sottolineato Spalletti, il centravanti serbo tornerà utile con la sua presenza nelle restanti partite, mentre Yildiz, escluso dall’undici iniziale, va gestito al meglio in questo finale di stagione. Anche perché in settimana, praticamente non si era mai allenato con il gruppo. E ancora il buon dinamismo di Thuram che qualche strappo dei suoi lo ha prodotto: il francese era riuscito anche ad andare in gol, purtroppo viziato da posizione in off side. Khephren, anche lui, viene e verrà centellinato dal Mister, viste le sue attuali condizioni fisiche non ottimali.
A 360 minuti dalla fine la Juve non può più permettersi passi falsi, la corsa Champions continuerà ad essere tirata allo spasimo sino all’ultimo minuto dell’ultima partita, e probabilmente sarà decisiva la 38° giornata di campionato per il verdetto finale. Il diktat alla Continassa è uno solo, vietato mollare anche solo di un millimetro, solo così la Juve potrà arrivare a centrare l’obiettivo minimo stagionale. Tanto importante, quanto imprescindibile da raggiungere. Testa fredda, coraggio di osare e continuità di risultati, la formula per la Champions non può derogare da questo inossidabile tris di caratteristiche, da riversare vorticosamente sul rettangolo di gioco. Solo lì si vedrà chi è da Juve e chi no.
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