Unità d’intenti dirigenziali e mercato di livello: serve solo questo
Un finale di stagione pessimo, non solo per i risultati sul campo. La Juventus per ripartire di slancio ha urgente necessità di un progetto chiaro, nitido, inscalfibile, condiviso, gestito da una dirigenza tetragona e compatta, che mira nella stessa direzione. Le premesse, sino ad oggi, non appaiono così rosee in ambito societario, una “pax armata” voluta fortemente da John Elkann per tentare di unificare anime diverse che si dibattono sulla linea di confine che deve disegnare il futuro della Vecchia Signora. Una Juve reduce da tratti ampiamente fallimentari, racimolati lungo l’annata appena chiusasi. A maggior ragione, dopo aver bucato clamorosamente l’obiettivo minimo stagionale del piazzamento Champions, questa squadra ha assoluto bisogno di essere ridisegnata da uomini competenti e illuminati, alle scrivanie, che condividano lo stesso “idem sentire”. Le guerre fratricide o il boicotaggio appaiono solo fattori lesivi e autolesionistici, quindi da evitare nella maniera più totale. Non è un segreto che le dichiarazioni di prammatica di Comolli della scorsa settimana, abbiano voluto gettare acqua sul fuoco, ma il fuoco continua ad ardere vigorosamente, in virtù di una programmazione che ha matrici diverse: Spalletti e l’amministratore delegato francese strigono tra le mani idee differenti sul mercato e questo può essere un problema molto serio, dichiarazioni pubbliche a parte. La speranza di ogni tifoso juventino, stante la situazione attuale voluta esclusivamente dalla proprietà, è che i diversi progetti di mercato e programmatici trovino una via percorribile comune, altrimenti il rischio è quello di edificare un ennesimo disastro.
Anche perché la Juve ha il dovere di essere fortemente ridisegnata, dando a Mister Spalletti i 5-6 rinforzi che chiede da tempo per la prossima stagione: quelle pedine atte a rendere Madama finalmente competitiva. Luciano da Certaldo, sin dal primo passo alla Continassa, si è reso conto di cosa mancava e di cosa serve a questa Juventus per provare a raggiungere le alte vette della classifica del campionato. Una Juve sesta in graduatoria è una cosa che il popolo bianconero non vuole più vedere e nemmeno sopportare, un’onta che va cancellata al più presto costruendo e impostando una formazione capace di sfoderare qualità, personalità e quel carattere che, per Spalletti, fa sempre la differenza sul terreno di gioco. Ai primi di giugno la dirigenza bianconera appare in ritardo sul mercato, ne più ne meno di un anno fa, e i risultati della scorsa estate purtroppo si sono pagati dolorosamente. Unità di intenti e capacità di mediazione, questa la strada, sbagliata o meno, tracciata dalla proprietà che ha scelto questo pericoloso compromesso, nel tentativo di fornire una continuità gestionale che, in parecchi momenti, ha mostrato la corda. Ma se questo è l’itinerario imposto da Elkann, ora gli attori principali in giacca e cravatta, devono necessariamente individuare un punto d’incontro e un fulcro comune per risollevare la Juventus e le sue gloriose maglie. Un mercato, dicevamo, che dovrebbe trasformare la fisionomia del gruppo squadra, ma che in questi giorni appena trascorsi non ha prodotto nulla di tangibile. Alisson, portiere del Liverpool voluto spasmodicamente dal Mister e nel mirino da tempo, al momento è ancora con le divise dei Reds, con la società inglese che più volte ha fatto resistenza nei confronti del suo trasferimento. Accordo verbale raggiunto tra il portiere brasiliano e il sodalizio bianconero, ma al momento nulla si sposta: vedremo se il cambio di allenatore ad Anfield Road smuoverà una situazione stagnante, in un ruolo fondamentale che Madama deve assolutamente coprire. Paradossale poi l’infinita e stucchevole telenovela sul rinnovo o meno di Dusan Vlahovic, ai primi di giugno la situazione è rimasta invariata e non si vede la luce in fondo al tunnel, sia esso un prolungamento o un definitivo abbandono. Anche la conduzione di questo tipo di “affaire” lascia sconcertati, visto che la situazione di stallo si trascina dalla scorsa estate. Il problema tra il centravanti serbo e la dirigenza di Madama è sempre stato il denaro, ingaggio e premio all’entourage del giocatore come svincolato: ora serve solo giungere ad una soluzione definitiva per il bene di tutti. Spalletti vorrebbe mantenere Vlahovic nella sua Juve: inutile rimarcare che serve fare in fretta e avere una visione illuminata sulla vicenda. Lapalissianamente se Dusan dovesse abbandonare Torino, a quel punto la Juventus avrebbe bisogno di almeno due, se non tre attaccanti da immettere in rosa. E tutto ciò significherebbe impiegare molte risorse economiche per attuare una strategia: cosa non banale, anzi.
Insomma, un bel rompicapo con vista panoramica sul tempo che, inesorabilmente, trascorre. La Juventus deve affrettarsi sul mercato, la prima settimana di giugno può diventare vitale per mettere a segno almeno un colpo, che faccia rifiorire almeno un minimo di entusiasmo, misto alle speranze. Per Vlahovic è giunto il momento del dentro o fuori, non c’è più tempo per indugi, tattiche o situazioni nebulose. Poi ci sono i giocatori da cedere e qui la lista si fa lunga: è palese che per Spalletti ci siano giocatori che non dovranno più vestire la casacca bianconera. Di Gregorio, Koopmeiners, Cabal, Openda, David sono sul mercato e vanno trovate soluzioni che regalino qualità tecniche aumentate e agio alle casse societarie, mentre le situazioni di Miretti, Adzic, Zhegrova, Gatti, vanno studiate con attenzione e competenza, senza dimenticare che un sacrificio in casa Juve potrebbe concretizzarsi sul nome di Bremer. Ma anche Cambiaso, in caso di offerte importanti, non è così certo di restare, con la dirigenza che ascolterebbe e valuterebbe eventuali proposte vantaggiose. Ed è proprio sul versante cessioni che la società bianconera dovrà dimostrare realmente di che pasta è fatta; vendere è sempre un processo molto più complicato e articolato, che mostra la reale caratura dirigenziale in essere. Poi ci saranno i ritorni di Douglas Luiz e probabilmente di Arthur e qui si apre ancora un altro capitolo: due brasiliani con un destino comune ma che non resteranno alle dipendenze di Spalletti. L’unico che, nell'ipotesi, potrebbe giocarsi qualche chance è individuabile nell’ex Aston Villa. Tutte situazioni ingarbugliate che necessitano di azioni veloci e idee chiarissime: per ora tutto tace. La dirigenza Juventus è chiamata a battere un colpo rapidamente e soprattutto in maniera efficace: giugno è arrivato e il rischio di dover inseguire gli obiettivi in sede di mercato, rappresenta un vulnus, un azzardo conclamato. Un rischio reale che la società della Continassa non può assolutamente permettersi.
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