Stagione fallimentare: ora Elkann deve agire in fretta
Annata disastrosa, fallimento conclamato, stop! La Juventus chiude la stagione ritrovandosi al sesto posto in classifica: sarà Europa League, come aveva già ratificato il penultimo turno di campionato, a causa della catastrofica sconfitta casalinga patita contro la Fiorentina. Un verdetto amarissimo, inappellabile, che si era materializzato distintamente, perché se qualcuno sperava in un prodigio, è giunta la conferma che i miracoli su questo pianeta non esistono. Il capitolo finale è stato ancora peggio di quanto si potesse immaginare e fantasticare. Una stracittadina surreale in ogni sua piega, con la partita iniziata oltre un’ora dopo l’orario stabilito per i noti fatti accaduti, e con la Lega che bellamente ha fatto saltare il principio della contemporaneità, tanto sbandierato, per la penultima sfida di campionato. Una Lega calcio carente, manchevole, inadeguata, che solo qualche giorno prima aveva ordito un abbondante braccio di ferro con l’alibi dell’assoluto bisogno di scendere in campo, disputando alcune partite nello stesso arco temporale. Ebbene, in questo caso la Lega ha rinunciato alla contemporaneità che doveva essere pietra miliare imprescindibile delle ultime sfide della Serie A, rimarcando ancora una volta, se ce n’era bisogno, il caos totale e ingestibile che attanaglia il movimento pedatorio nostrano. Ma la Vecchia Signora aveva già ampiamente perso l’ultimo treno per la Champions la settimana antecedente, certo è stato tutto assurdo ciò che si è vissuto all’Olimpico di Torino, con la Juve entrata per disputare la ripresa, sapendo già di essere aritmeticamente fuori dall’obiettivo minimo stagionale.
E proprio su questo punto i vertici dirigenziali e soprattutto la proprietà Exor devono ragionare subito, agendo immediatamente: la squadra che avrebbe dovuto lottare per tornare ad essere competitiva, ha fallito miseramente tutti i traguardi, anche quello minimo prefissato. Il peggior piazzamento in campionato dei colori bianconeri negli ultimi 15 anni deve far riflettere molto e prontamente John Elkann, che ora è chiamato a muoversi con risolutezza e determinazione, magari facendosi suggerire strategie da qualche consigliori ferrato in materia calcistica, per non perseverare in scelte abbondantemente e pesantemente sbagliate. Come purtroppo è accaduto nelle ultime stagioni targate Juventus. I problemi sono chiari e copiosi, e in tutta sincerità non c’è davvero più tempo da perdere. Questa sarà una settimana nodale per tratteggiare su carta e mettere in pratica alcune soluzioni fulminee, dovute e doverose, per tentare di porre ordine in una società che, con Damien Comolli a capo, ha diffusamente fallito. Le dichiarazioni dello stesso Comolli nel pre derby sono state mielose, anche troppo, sforzandosi di parlare in un italiano da sketch cabarettistico, all’insegna del “ci vogliamo tutti bene e siamo d’accordo su tutto”. Ma non può essere così e non potrà essere così, visti i continui contrasti emersi. A John Elkann spetta fornire vigorosi e aitanti segnali ad un gruppo di lavoro che continua ad avere frizioni e visioni programmatiche differenti, se non agli antipodi. Non può bastare aver ascoltato Comolli affermare che in sinergia con Spalletti verrà costruita una Juve forte e con un’identità chiara, non deve bastare l’assunzione di responsabilità del dirigente transalpino che ha affermato di aver sbagliato in prima persona, e non può passare il concetto: “per noi comunque le cose da cambiare sono molto chiare”. Qui serve l’intervento tellurico, squassante, di un proprietario che ha il dovere di tracciare linee guida chiare e inequivocabili nei confronti di una dirigenza che troppo spesso ha mostrato la corda, partendo in primis dal suo amministratore delegato.
Spalletti nelle dichiarazioni pubbliche, nel pre e post derby, ha minimizzato i contrasti con Comolli, cercando una traiettoria curvilinea per mantenere gli animi agitati sotto controllo: ci mancherebbe debba essere un allenatore a sfoderare armi e dotazioni da scontro totale. Ma la questione è ormai andata troppo in là e dalla proprietà, vera e prima responsabile dello status quo pesantissimo che si respira nel mondo Juve, devono giungere soluzioni forti, anche traumatiche, propedeutiche a fornire una direzionalità e una stabilità palpabile, netta, inequivocabile. Comolli demansionato che resta con compiti diversi, Comolli fatto gentilmente accomodare alla porta ed estromesso dai piani societari o una pax armata tra le varie componenti che, in questo momento, sembrerebbe un pericolosissimo compromesso, non promettendo nulla di buono per l’imminente futuro? Nei prossimi giorni avremo delle risposte, l’importante è che le decisioni vengano prese con una visione ampia, foriera di un progetto atto a risollevare le sorti di una Juve malandata e incapace di risorgere subitaneamente. Perché le parole, le dichiarazioni, le promesse e i proclami, in tutti questi anni, si sono dimostrati vuoti come un fiume desertico da tempo essiccato. La base da cui ripartire è Mister Spalletti, che ha assoluta necessità di essere affiancato da una dirigenza snella, competente, con la stessa ideazione calcistica, capace di interloquire anche su temi tecnici, per poter ponderare al meglio i giocatori da portare a Torino.
A questa Juve servono figure ferree in società ed elementi in campo dotati di leadership e personalità assoluta, per rinforzare una squadra che ha carenze chiare e specchiate, altro sintomo del fallimento ormai avvenuto. Le parole del Mister nel post match di domenica sera sono palesi e lapalissiane: “Chi non ha carattere e personalità non può giocare nella Juventus”. Una frase che non ha bisogno di ulteriori approfondimenti, ecco la ragione per cui urgono mosse competenti, in piena sintonia con tutte le componenti, atte a scovare, rintracciare e portare a Torino pedine da Juve vera, e non scommesse pagate tantissimi milioni, dal rendimento imbarazzante. La settimana che segnerà i destini prossimi della Juventus che verrà è appena iniziata, servono velocità di pensiero ma soprattutto azione, guai a tergiversare, perdere tempo o trovare soluzioni accomodanti: è ampiamente terminato lo spazio per i dubbi, le esitazioni, i tentativi. Dalla proprietà, da John Elkann, i tifosi vogliono formule convincenti, chiarezza di intenti, soluzioni persuasive e brillanti, non esistono alternative per il bene della Juventus. Agire subito, agire al meglio con idee e progetti illuminati, ecco l’unica via per risollevare dalla polvere le gloriose maglie bianconere, bisognose di rivincita. Oggi la partita più importante è quella che si gioca negli ambienti ovattati, attorno alle scrivanie della sede della Continassa: una sfida assolutamente da vincere, con un punteggio secco e perentorio.
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