Una Juve convincente e vincente, ecco l’atteggiamento giusto

Una Juve convincente e vincente, ecco l’atteggiamento giustoTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 18:00La Frecciata
di Franco Leonetti
Il successo contro l'Atalanta ha mostrato una Juve decisa, equilibrata e tosta, attitudine da riproporre subito dopo la sosta

Il calcio è veramente fantastico: in una sola settimana possono cambiare tutte le profonde coordinate mostrate sino a pochi giorni prima. Dopo l’inopinata caduta contro il Sassuolo qualcuno aveva già vaticinato un cambio di allenatore, la delusione e il timore di ripetere un’altra stagione fallimentare penetrava le menti, e l’ambiente dei tifosi era pesantemente sul piede di guerra, la delusione mista a rabbia serpeggiava e si era fatta ampiamente strada. Esattamente 96 ore dopo, finalmente, i veleni mefitici di quella sconfitta incredibile e non da Juve, prima si sono diradati con la “manita” rifilata al Nec all’esordio in Europa League, poi sono volati verso la stratosfera grazie alla prova vincente e convincente, confezionata dalla Vecchia Signora in campionato, contro l’Atalanta. Bisogna essere equilibrati e guardare in faccia la realtà, quindi nessuno si illuda, nessuno si inebri, serviranno molte altre prove per poter salutare una Juventus diventata finalmente squadra di personalità e nerbo, però tutti i fans zebrati attendevano risposte persuasive e nette, come nelle due ultime partite disputate. Spalletti ha operato un cambio di modulo, con la Juve che dietro difende a 4 o a 5 e imposta a 3 (cosa già ampiamente vista peraltro), ma soprattutto sembra essere mutata la mentalità di una Juve che, al Mapei Stadium, aveva subito toccato il fondo ad inizio stagione. Qualcuno ha detto, meglio che questa debacle sia arrivata adesso piuttosto che a fine campionato, in generale sarebbe meglio che sconfitte come quella contro i neroverdi emiliani non sopraggiungessero mai, ma un fondo di verità in certe affermazioni esiste. Dal dopo Sassuolo qualcosa sembra essere mutato, e soprattutto quella caduta rovinosa pare aver richiamato all’ordine ogni singolo interprete, sia chi va in campo, sia chi li pilota dalla panchina.

Luciano Spalletti ha tanta esperienza per saper affrontare nella miglior maniera lo status quo e soprattutto ha le conoscenze calcistiche per far fronte ai momenti difficili, complicati all’inverosimile da una pletora di infortuni da benedizione in quel di Lourdes. Aperta e chiusa parentesi, personalmente non ho mai visto una sfilza incredibile di interventi chirurgici in sole cinque giornate di campionato, con Yildiz, Thuram, Locatelli, Kolo Muani per la frattura di un dito della mano e lo sfortunatissimo Grabara che se non ha già finito la stagione poco ci manca, finire sotto i ferri dopo solamente un mese di attività ufficiale. Una disdetta, una sfortuna pazzesca, perché non esiste prevenzione alcuna contro i guai traumatici; magari qualche tifoso che richiama ai quattro venti un cambio di staff atletico, finalmente e una volta per tutte, riuscirà a intendere il concetto. Nonostante le mille difficoltà create dall’infermeria strapiena, il Mister è riuscito a mettere in piedi una linea mediana presentabile, anche grazie al recupero di un neo acquisto come Pape Sarr, visto che Douglas Luiz e Koopmeiners erano naufragati miseramente contro la squadra di Aquilani, facendo acqua in abbondanza in mediana e risultando incompatibili per lentezza, ritmi bassi e incapacità di reggere. Il ragazzo senegalese ha esordito dal primo minuto in Europa League alternando, nel primo tempo, il passaggio ficcante a McKennie che ha scaturito il raddoppio di Alajbegovic, ad alcuni pasticci, ma nella ripresa si è spogliato di timidezze e poca conoscenza con i compagni, facendo bene. Ancora meglio da subentrato nella sfida contro gli orobici, sfoderando un secondo tempo con i fiocchi, contraddistinto da una performance matura, dinamica, propositiva, facendosi trovare sempre pronto e dettando i tempi con incursioni, suggerimenti di linee di passaggio, tiri in porta e ripiegamenti efficaci e rapidi. Insomma, Mister Spalletti si trova in rosa una pedina, fortemente voluta nelle ultime ore di mercato, che ha stravinto il duello con Kessie, illusione per troppi mesi, in un tira e molla estenuante e infruttuoso. Il 24 enne di Thiaroye, si sta dimostrando un centrocampista box-to-box, capace di dare ritmo, pressione e profondità al centrocampo di Madama, proprio ciò di cui la Juventus aveva bisogno, sciorinando duttilità e varie capacità, sia giocando da mezzala sia abbassandosi davanti alla difesa, rendendosi utile nel raggio di sessanta-settanta metri di campo. Anche per lui serviranno conferme e tanta buona salute, visto che era reduce da un infortunio muscolare subito nel suo precedente club, ma i suoi inizi con una maglia pesantissima come quella bianconera, sono a dir poco confortanti, e c’è da scommettere che, metabolizzati ritmi e caratteristiche dei suoi compagni, potrà diventare un titolare di questa Juve spallettiana, che ha voglia di togliersi tante soddisfazioni.

Nico Gonzalez in questo momento è un uomo imprescindibile, con Spalletti che lo utilizza in più posizioni, ma ciò che sorprende da un presunto esubero, è la garra, la grinta e la voglia che l’argentino sta mettendo sul prato verde. La voglia di riscatto di Nico è una notizia bellissima per tutto l’ambiente e tutta la squadra, fungendo da motore trascinante per i suoi compagni: due gol suddivisi tra campionato ed Europa e una voglia tracimante di essere decisivo e importante nello scacchiere del Mister, uno dei top del momento. Conceicao in gol, rete determinante, è un’altra bella notizia, con Chico che oltre a devastare le difese avversarie, finalmente è riuscito a lasciare il suo marchio su un match di spessore, la speranza è che trovi la via della rete più spesso, situazione che appartiene anche a Kolo Muani, sbloccatosi in Europa ma ancora a secco in campionato. Il francese contro la compagine di Sarri ha disputato una grandissima partita per qualità di movimenti, spunti e soluzioni dalla cintola in su, non ha segnato, su un triangolo con Woltemade in area, dopo un’azione luccicante, ma è stato decisivo nel salvataggio sulla linea di porta sul risultato di 1-0, preservando il punteggio. Kolo è stato basilare per la Juve e per portare a casa la vittoria, e con lo stato di forma che sta lievitando, ci si attende molto da lui, anche in fase realizzativa. Spalletti sta sul suo carro da dopo Frosinone, l’impressione è che da qui a Natale molti seguiranno il Mister. La fase difensiva e la retroguardia di Madama sono piaciute contro i bergamaschi, dopo il disastro epocale della precedente gara di campionato. Bremer è stato implacabile nelle marcature e ha timbrato il 2-0 di testa che ha seppellito il match, Lucumi è cresciuto e ha mostrato attenzione e decisione nelle chiusure, Kalulu sta tornando in auge e Celik ha ripreso la sua parabola con grande concretezza, non solo per l’assist rasoterra sul primo gol di Chico. Vicario, dopo il grave stop fisico di Grabara, si conferma sempre più titolare di questa Juve, facendosi trovare preparato nell’unico tiro arrivato dalle sue parti: un dato curioso, a parte il naufragio totale di tutta la squadra contro Adzic e compagni, la Vecchia Signora, nelle restanti partite ha incassato non più di un tiro in porta in ogni singola sfida, con il portiere friulano reattivo ed efficace negli interventi. Una Juve che sa di squadra che ha cominciato a muoversi in maniera armoniosa e sinergica in tutti gli interpreti e nei vari reparti, un vero peccato fermarsi adesso. Ora arriva la sosta, lunghissima e anomala per le sfide della Nazionale, ma la Juve osservata domenica fa ben sperare per il prosieguo della stagione, quando gli impegni si faranno più fitti e ravvicinati, e servirà riproporre un rendimento efficace, convincente, fatto personalità spiccata e tanta voglia di far bene e vincere. Come dovrebbe accadere sempre, come da eterno modus Juventus.